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Avvocati, più chance per fare squadra

La professione forense vira verso l’esercizio in forma «aggregata», nelle associazioni multidisciplinari e nelle società, anche di capitali. È questa, infatti, la direzione indicata dalla riforma dell’avvocatura (legge 247 del 31 dicembre 2012), approvata dal Parlamento a fine dicembre e pubblicata venerdì acorso in «Gazzetta Ufficiale» (la 15 del 18 gennaio).
La legge individua però solo i contorni degli strumenti a disposizione degli avvocati per far crescere i loro studi. Le regole per l’attuazione dovrebbero arrivare, per le società, con un decreto legislativo che il (prossimo) Governo dovrà emanare entro il 2 agosto, vale a dire entro sei mesi dall’entrata in vigore della riforma (il 2 febbraio, 15 giorni dopo la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale»). C’è più tempo, invece, per le associazioni: la disciplina attuativa dovrebbe essere veicolata da un regolamento che il ministro della Giustizia è chiamato a mettere a punto, previo parere del Consiglio nazionale forense e, per le materie di suo interesse, della Cassa forense, entro i prossimi due anni.
Gli avvocati avranno così nuovi elementi da tenere in considerazione per valutare quale sia la dimensione ottimale per raggiungere la migliore performance in termini di reddito, di qualità di prodotto e di struttura organizzativa. Infatti, se negli anni Settanta nella libera professione forense la figura prevalente era quella dell’avvocato con una struttura da «piccolo artigiano di bottega», ora emerge la tendenza a dare vita a studi allargati e gestiti da avvocati-consiglieri di amministrazione della loro società.
Le associazioni
La riforma (all’articolo 4) apre in modo esplicito alle associazioni multidisciplinari. È questa la novità principale in materia di associazioni, visto che la legge professionale del 1933 prevedeva che all’associazione potessero partecipare solo avvocati iscritti nel l’albo professionale.
Ora, invece, per assicurare al cliente prestazioni di carattere multidisciplinare, potranno partecipare alle associazioni, oltre che gli iscritti all’albo forense, anche gli altri professionisti appartenenti alle categorie che devono essere individuate con regolamento del ministro della Giustizia. Allo stesso modo, potrà esercitare la professione forense anche un avvocato che partecipa ad associazioni costituite fra altri liberi professionisti.
Così, per esempio, in materia di infortunistica stradale dovrebbe potere essere costituita un’associazione professionale tra un ingegnere, un medico legale e un avvocato. Il beneficio che può essere offerto al cliente è quello di trovare in una unica struttura un pool di professionalità specifiche che sin dal primo momento possano garantire una copertura completa per la valutazione della dinamica, dei danni materiali subiti e delle lesioni personali e per la difesa nell’eventuale fase del giudizio. L’avvocato, però, potrà partecipare a una sola associazione e le associazioni che hanno per oggetto solo lo svolgimento di attività professionale non sono soggette alle procedure fallimentari e concorsuali.
Le società
L’articolo 5 della riforma contiene la delega al Governo – da esercitare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge – per disciplinare l’esercizio della professione in forma societaria.
Questo è l’ultimo step di un percorso a tappe che è partito nel 2001 quando, con il decreto legislativo 96, è stata prevista la possibilità di costituire, con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, una società di persone sotto forma di società in nome collettivo, che deve avere come oggetto esclusivo l’esercizio in comune della professione.
Invece, la possibilità di costituire società di capitali è stata introdotta dalla legge 183/2011 (Legge di stabilità 2012). La riforma, nel fissare i principi e i criteri direttivi della delega, rinvia all’articolo 10 della legge 183/2011. Ma si tratta di un rinvio che, nei fatti, deve essere considerato come residuale, in quanto alcuni dei principi e dei criteri della delega sono incompatibili con le previsioni dello stesso articolo 10 della legge 183. A partire dalla disciplina della compagine sociale. Infatti, l’articolo 5 (comma 2, lettera a) della riforma prevede che tutti i soci devono essere avvocati iscritti all’albo; mentre l’articolo 10, comma 4, lettera b, della legge 183/2011 ammette, seppur in misura minoritaria, la partecipazione di soci non professionisti per prestazioni tecniche e finalità di investimento.

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