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Avvocati, parcelle parametrate alla causa

Se si litiga con il proprio avvocato, la parcella deve rispecchiare il valore effettivo della controversia, con adeguatezza e proporzionalità: lo sottolinea la Cassazione civile, nella sentenza 28 marzo 2013 n. 7807. Diverso è invece il metodo di calcolo delle spese processuali, che sono quantificate dal giudice e poste a carico della parte soccombente nella lite: in questo caso occorre tener presente il valore base della controversia, con riferimento alla richiesta formulata inizialmente.
Sull’applicazione di questi principi si erano scontrati un avvocato siciliano e il suo cliente: il primo chiedeva oltre 18.000 euro di parcella al suo assistito, dopo averlo difeso in una lite per la compravendita di un immobile del valore di 390.000 euro. Di diverso avviso era il cliente (poi vittorioso in Cassazione), ritenendo dovuti solo circa 4.000 euro, perché il valore della controversia non coincideva con il valore del bene compravenduto, bensì riguardava solo alcune difformità edilizie, per un danno totale non superiore a 100.000 euro.
Per giungere alla soluzione, la Corte ha richiamato la norma applicabile (articolo 6 del decreto ministeriale 585/1994), che infatti distingue tra spese liquidate dal giudice a carico del soccombente (calibrate all’importo della domanda), onorari che l’avvocato può esigere dal proprio cliente (sulla base del valore effettivo della controversia) e somme ancora a carico dei propri clienti, ma calcolate sul valore dei diversi interessi sostanzialmente perseguiti dalle parti. Qualora si discuta di onorari a carico del proprio cliente, l’indagine affidata al giudice è quella di verificare l’attività difensiva che il legale ha dovuto apprestare tenuto conto delle peculiarità del caso specifico, in modo da stabilire se l’importo oggetto della domanda possa costituire un parametro di riferimento idoneo ovvero se lo stesso si riveli del tutto inadeguato all’effettivo valore della controversia. Ad esempio, se il legale esagera in modo ingiustificato una richiesta di danni, in evidente sproporzione con quanto poi ottenuto dalla alla parte da lui assistita, non può pretendere dal proprio cliente un compenso quale corrispettivo della prestazione generale. La parcella dovrà invece essere ricondotta all’effettiva attività svolta.

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