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Avvocati, parametri al traguardo

Per i parametri forensi dopo quasi due anni di “lavori in corso” arriva il via libera delle Commissioni giustizia di Camera e Senato e si avvicina l’approdo in Gazzetta.
La commissione di Palazzo Madama ha espresso il suo parere favorevole mercoledì, mentre il sì dalla commissione della Camera è arrivato ieri, ora manca solo un breve passaggio al Consiglio dei ministri. Nel dare il semaforo verde sia la Commissione del Senato, sia quella della Camera hanno formulato delle osservazioni utili a correggere la rotta su alcuni punti, con l’invito al Governo ad apportare, benché non vincolato a farlo, le modifiche indicate. La Commissione del Senato raccomanda, tra l’altro, di non ridurre eccessivamente i compensi delle cause di minor valore, in particolare quelle trattate davanti al giudice di pace o delle procedure esecutive, per azioni che sfuggono al criterio del solo valore economico della controversia. Nel caso di dimezzamento dei compensi per inammissibilità il consiglio è di imporre un obbligo di motivazione per il giudice che liquida le spese, anche a tutela dei ricorsi innovativi per la giurisprudenza.
Perplessità, infine, per la quantificazione del compenso (tabella 20) per le procedure fallimentari di valore inferiore ai 1.100 euro perché il fallimento scatta con un debito che supera i 30mila euro.
La Commissione giustizia della Camera, oltre ad alcuni punti già evidenziati dal Senato, indica altre criticità. A cominciare dall’articolo 26, che per l’attività di gestione amministrativa giudiziaria o convenzionale fissa il tetto massimo del compenso al 5% del valore dei beni amministrati. La preoccupazione è per i giovani professionisti, che si troverebbero in caso di valore scarso o nullo a percepire un compenso irrisorio rispetto al lavoro da svolgere. Meglio prevedere un compenso a scaglioni, sopprimendo anche il criterio accessorio della durata dell’incarico. Complessità e impegno bastano a derminare il compenso ed evitano il rischio di allungare pretestuosamente i tempi. Sul fronte dei compensi per il patrocinio a carico dello Stato la Commissione della Camera pone il problema del rapporto tra norme di grado diverso. Il testo unico sulle spese di giustizia, introdotto dalla legge di Stabilità 2014, taglia di un terzo le somme che spettano al difensore, mentre il decreto in esame riduce del 30%, nel penale, gli importi per il difensore di chi è ammesso al beneficio. Va soppressa quest’ultima disposizione, lasciando spazio alla norma di rango primario. Il Governo è invitato anche a fissare il rimborso forfetario per le spese generali tra il 10% e il 20% e a prevedere una tabella specifica per le cause di famiglia e i giudizi minorili. Tanti, poi, i refusi da corregere nei compensi indicati nelle tabelle.
Soddisfatta del lavoro svolto la presidente della Commissione giustizia della Camera, Donatella Ferranti: «Un parere equilibrato approvato all’unanimità e frutto di un ottimo lavoro da parte del relatore Scalfarotto, che ha saputo ben amalgamare le riflessioni emerse. Abbiamo dato al governo diversi suggerimenti che, se accolti, potranno migliorare il testo del decreto legislativo e valorizzare al meglio la professionalità degli avvocati».

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