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Avvocati, ore decisive

Sarà probabilmente contenuto in un emendamento alla riforma forense il nuovo criterio di accesso alla professione. Motivo per cui anche l’esame del ddl, in calendario questa settimana alla Camera, dovrebbe slittare alla prossima. E cioè dopo l’incontro di venerdì tra alcuni tecnici del ministero della giustizia e dell’università e una parte dell’avvocatura, per trovare appunto una soluzione condivisa in materia di accesso.

L’annuncio fatto nel mese di agosto dal guardasigilli, Paola Severino, di intervenire sul numero degli avvocati attraverso una riforma del corso di studi, prende quindi sempre più forma. I contenuti di questo emendamento, però, non sono stati ancora messi nero su bianco ma si sa per certo che l’obiettivo dichiarato è uno: ridurre i numeri di ingresso di una categoria che conta circa 230 mila professionisti. Se questo è il principio di fondo, la strada per raggiungerlo è invece complessa e vede diverse articolazioni. Intervenire direttamente dalla base, cioè dal corso di laurea: triennale uguale per tutti, e specialistica diversificata a seconda dello sbocco che si intende raggiungere. Magistratura, notariato o avvocatura. Una mossa che vorrebbe colpire il grande numero di avvocati italiani incidendo su un fenomeno che grave, secondo la Severino, cioè la scelta dell’avvocatura come professione di ripiego. C’è, poi, l’ipotesi (improbabile) di istituire il numero chiuso già prima dell’immatricolazione oppure una terza via che porrebbe un blocco prima delle scuole di specializzazione, nella maggior parte dei casi necessarie ai fini dell’esame di stato. È dura, però, la reazione dell’Unione delle camere penali alla possibilità che si rallenti ancora l’iter della riforma forense. «I parlamentari», sottolineano i penalisti in una nota, «devono dimostrare senso di responsabilità, e passare rapidamente all’esame dell’articolato. Nessun pretesto può essere agitato, men che meno la discussione che finalmente il Governo ha intavolato sul tema della nuova conformazione della facoltà di Giurisprudenza e del numero programmato verso le professioni giudiziarie nell’ultimo biennio di studi». Un tema che, secondo l’Ucpi, «può essere affrontato ma che non può essere da alcuno trasformato in un ballon d’essai per rallentare l’approvazione della riforma dell’ordinamento forense finalmente approdata in aula».

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