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Avvocati «minimi» alla Cassa

Una riforma tra luci e ombre, così gli avvocati definiscono la legge che introduce il nuovo ordinamento forense. Attesa da più di settant’anni e accolta non senza riserve. Forti le perplessità sul regime delle incompatibilità della professione, in particolare per quella relativa all’attività di amministratore di condominio. Sul punto il Cnf, presieduto da Guido Alpa, si è espresso in modo negativo. La riforma stabilisce infatti che l’attività legale non è compatibile con «qualsiasi attività di lavoro autonomo svolta continuamente o professionalmente», con eccezione delle attività di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale.
Nel complesso, il suo giudizio sulla riforma è positivo: «Per l’avvocatura questa riforma non è il punto di arrivo – precisa – ma di partenza di un rinnovamento all’insegna della qualità e per rendere un servizio efficiente e solidale nell’amministrazione della giustizia».
Più scettici i giovani avvocati. «L’avvocatura è rientrata nell’alveo di una copertura legislativa regolata da una legge – afferma il presidente dell’Aiga, Dario Greco – ma serviva qualcosa di diverso, una legge che ampliasse gli spazi di mercato e consentisse agli avvocati di uscire dai palazzi di giustizia. Abbiamo 230mila avvocati, è impensabile “buttarne fuori” 150mila per rientrare nei numeri dell’avvocatura europea. Bisognava consentire agli avvocati di acquisire competenze e professionalità nuove. C’è poi una norma che va modificata – aggiunge Greco – ed è quella che esclude dall’obbligo della formazione permanente gli avvocati con più di 25 anni di iscrizione all’albo, discriminando tra avvocati ultracinquantenni e trentenni: la norma sulla formazione permanente obbligatoria è giusta ma la soglia dei 25 anni andrebbe innalzata a 40 anni».
In occasione della cerimonia di apertura dell’anno di formazione forense, che si è svolto ieri a Nola, la riforma è stata al centro di un dibattito come sfida per restituire alla professione forense il suo ruolo sociale, recuperare etica e credibilità del controllo disciplinare, puntare sulla formazione e su modifiche al percorso formativo di accesso alla professione. La formazione continua è un principio che si salda nella nuova riforma. «Occorrono investimenti – afferma Mario Papa, direttore della Fondazione forense di Nola – non si può fare formazione semplicemente declamandola. Lo Stato deve farsene carico».
Un altro nodo riguarda l’aspetto previdenziale, la coincidenza tra l’iscrizione all’albo professionale e l’iscrizione alla previdenza forense. «È un aspetto vantaggioso – spiega Alberto Bagnoli, presidente della Cassa forense – che ha un risvolto critico con riferimento alle decine di migliaia di avvocati iscritti all’albo ma non alla Cassa forense perché hanno redditi molto bassi. I regolamenti stabiliranno la modalità per l’iscrizione di questi avvocati e l’ammontare della contribuzione previdenziale. Stiamo predisponendo una commissione di studio». C’è attesa per i futuri regolamenti. «Le norme immediatamente applicabili sono pochissime – spiega Ester Perifano, segretario dell’Associazione nazionale forense – tutto il resto del provvedimento normativo richiede un’attuazione con regolamenti in gran parte affidati al ministero della Giustizia e in parte al Cnf. Come questa legge sarà riempita di contenuti, quindi, è previsione difficile da fare».

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