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Avvocati, mediatori per legge

Ritorna la mediazione obbligatoria e diventa necessaria anche la presenza dell’avvocato. Anche se non è del tutto chiaro se l’obbligo del patrocinio legale valga anche per le altre forme di mediazione di cui al dlgs n. 28/2010. A partire dal prossimo 20 settembre, con la definitiva conversione in legge del c.d. decreto del Fare (dl n. 69/2103), prima di rivolgersi al giudice in una serie di specifiche materie sarà quindi nuovamente necessario, a pena di improcedibilità del relativo giudizio, avviare un previo tentativo di mediazione presso uno degli organismi iscritti nell’apposito registro tenuto presso il ministero della giustizia. E non mancano le novità: dalla trasformazione ex lege dell’avvocato in mediatore alla riduzione dei tempi e dei costi della mediazione obbligatoria, dalla nuova mediazione delegata dal giudice all’attribuzione dell’efficacia esecutiva all’accordo di conciliazione anche senza l’omologa del presidente del tribunale. Altra importantissima novità è poi quella dell’abbandono del tanto discusso criterio della prevenzione, in base al quale l’organismo competente a gestire la procedura di mediazione era quello al quale per primo si fosse rivolto uno dei litiganti. D’ora in poi, infatti, anche alle procedure di mediazione saranno applicabili le regole di competenza territoriale proprie dei procedimenti giudiziari.

La mediazione ritorna obbligatoria. A breve, quindi, prima di poter avviare una causa giudiziale in una delle materie di cui all’art. 5 del dlgs n. 28/2010 (condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, locazioni, comodato, patti di famiglia, affitto di aziende, contratti assicurativi e bancari, responsabilità medica e per i danni conseguenti a diffamazione) occorrerà previamente tentare la strada della mediazione, ossia invitare la controparte a seguire detta particolare procedura dinanzi a un c.d. organismo di mediazione, il quale assegnerà ai litiganti un mediatore con il compito di aiutarli a individuare una soluzione transattiva che, contemperando gli opposti interessi, ponga fine alla controversia. Tuttavia, se in passato le parti potevano rivolgersi a qualsiasi organismo, purché iscritto nell’apposito elenco tenuto presso il ministero della giustizia, d’ora in avanti occorrerà presentare la propria istanza a un organismo territorialmente competente, sulla base dei principi stabiliti dal codice di procedura civile. Alle procedure giudiziali esentate dalla mediazione c.d. obbligatoria, anche se vertenti su una delle materie di cui sopra (si pensi al procedimento per decreto ingiuntivo e a quello di sfratto), è stata quindi aggiunta quella di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite di cui all’art. 696-bis cpc, per loro stessa natura finalizzati proprio a provocare la transazione della controversia dinanzi al consulente tecnico d’ufficio nominato dal tribunale.

La presenza obbligatoria dell’avvocato. Ciò che d’ora in poi non cambierà in caso di lite, vuoi che la stessa sia affrontata in giudizio vuoi che sia portata in mediazione, sarà la necessità di avvalersi del patrocinio di un difensore iscritto all’albo degli avvocati, in quanto la legge di conversione del c.d. decreto del Fare, chiarendo meglio le intenzioni del governo, ha reso obbligatoria la presenza dei legali in mediazione. Le parti in lite, quindi, come sono solite fare per le cause giudiziali, dovranno prima di tutto individuare un avvocato che le accompagni in mediazione. Tuttavia, stando alle differenti disposizioni del dlgs n. 28/2010 che si occupano della questione (sul punto si veda la relativa tabella), non è del tutto chiaro se detta regola valga soltanto per la mediazione c.d. obbligatoria o sia viceversa stata estesa a qualsiasi forma di mediazione (si veda il relativo articolo di approfondimento), dunque anche a quella volontaria che si svolga nelle forme di cui al predetto dlgs n. 28/2010. La figura dell’avvocato viene comunque giustamente valorizzata ai fini della redazione dell’accordo di conciliazione, in quanto il professionista legale dovrà valutare che il suo contenuto non violi norme imperative e/o il c.d. ordine pubblico, attestando tale circostanza con la propria sottoscrizione in calce a quella del proprio assistito. A tali condizioni l’accordo di conciliazione avrà quindi per legge valore di titolo esecutivo valido per l’esecuzione forzata degli eventuali obblighi rimasti inadempiuti, senza necessità di avvalersi della più complessa e lunga procedura di omologazione dinanzi al competente presidente del tribunale. Inutile e fuorviante è invece la trasformazione ex lege degli avvocati in mediatori. E questo sia perché il numero dei mediatori oggi attivi è già di molto superiore a quello delle procedure di mediazione sia perché non è affatto detto che un buon avvocato sia necessariamente un buon mediatore, essendo viceversa necessaria l’acquisizione di una serie di tecniche di gestione del conflitto che non necessariamente appartengono al bagaglio culturale dei legali.

Meno vincoli per le parti e abbattimento dei costi della mediazione c.d. obbligatoria. Nel tentativo di superare le critiche piovute nel recente passato sulla mediazione obbligatoria come mera perdita di tempo e causa di maggiori esborsi per i litiganti, la legge di conversione del c.d. decreto del Fare ha poi ulteriormente valorizzato la scelta effettuata dal governo di trasformare il primo incontro di mediazione in una sorta di sessione informativa nella quale le parti possano valutare, insieme ai propri legali e alla presenza del mediatore, se via siano o meno le possibilità per tentare di avviare la vera e propria procedura di mediazione. Questo primo incontro, ove le parti non decidano di proseguire oltre, vale comunque ad assolvere alla condizione di procedibilità del giudizio di cui al predetto art. 5 del dlgs n. 28/2010 (consentendo dunque alle parti di andare in giudizio), ma non dovrà comportare costi per queste ultime (circostanza che non farà sicuramente piacere agli organismi di mediazione). È però dubbio se tale disposizione faccia riferimento solo all’indennità dovuta all’organismo in base al valore della controversia o comprenda anche le spese fisse di avvio della procedura. Il termine di durata massima della procedura di mediazione è stato poi ridotto da quattro a tre mesi.

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