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Avvocati, liberalizzazioni soft

Liberalizzazioni con lo sconto per gli avvocati. Dal conferimento dell’incarico, ai parametri, alle società tra professionisti fino alle riserve sull’attività di consulenza legale, la prima parte della riforma forense approvata l’altro ieri dalla camera crea una vera e propria corsia privilegiata per la professione. Che, rispetto a tutte le altre, avrà a disposizione una serie di «salvacondotti» sulle misure varate dal governo nell’ultimo anno, che hanno riformato l’intero comparto ordinistico. Alcuni esempi: i consigli dell’ordine forense potranno esprimere pareri sui parametri, l’obbligo di preventivo scritto vale solo su richiesta del cliente, nelle società tra avvocati non c’è posto né per il socio di puro capitale né per altri professionisti che non siano iscritti all’ordine forense. Queste solo alcune delle novità contenute nei primi 17 articoli del disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense approvati l’altro ieri dall’Aula della camera, dove si è consumato lo scontro con il governo (si veda ItaliaOggi di ieri). Vediamole tutte.

Le società. L’emendamento approvato l’altro ieri sulla delega al governo per l’esercizio in forma societaria della professione forense sostituisce interamente l’articolo 5, dimezzando i tempi della delega da 12 mesi a 6 mesi. Il decreto legislativo è adottato su proposta del ministro della giustizia, sentito il Consiglio nazionale forense. Nell’esercizio della delega il governo deve attenersi a una serie di principi, tra questi: prevedere che l’esercizio in forma societaria della professione forense sia consentito esclusivamente a società di persone, società di capitali o società cooperative, i cui soci siano avvocati iscritti all’albo; prevedere che ciascun avvocato può far parte di una sola società; disciplinare l’organo di gestione della società tra avvocati prevedendo che i suoi componenti non possono essere estranei alla compagine sociale; prevedere che la società tra avvocati è iscritta in una apposita sezione speciale dell’albo tenuto dall’ordine territoriale nella cui circoscrizione ha sede la stessa società.

I parametri. Il nuovo art. 13 emendato (Conferimento dell’incarico) prevede il divieto di un certo tipo di patti di quota lite, e cioè quelli con i quali «l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigiosa». Il professionista, poi, è tenuto «a rendere noto al cliente il livello della complessità dell’incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell’incarico». A richiesta «è altresì tenuto a comunicare in forma scritta a colui che conferisce l’incarico professionale la prevedibile misura del costo della prestazione, distinguendo fra oneri, spese anche forfettarie e compenso professionale». È previsto poi che i parametri indicati nel decreto emanato dal ministro della giustizia, «su proposta del Consiglio nazionale forense ogni due anni, si applicano quando all’atto dell’incarico o successivamente il compenso non sia stato determinato in forma scritta, in ogni caso di mancata determinazione consensuale, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi, e nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell’interesse dei terzi o per prestazioni officiose previste dalla legge». Se avvocato e cliente non raggiungono l’accordo, «ciascuno di essi può rivolgersi al consiglio dell’ordine affinché esperisca un tentativo di conciliazione. In mancanza di accordo il consiglio, su richiesta dell’iscritto può rilasciare un parere sulla congruità della pretesa dell’avvocato in relazione all’opera prestata».

Le specializzazioni. Altro punto decisivo della riforma forense è la disciplina delle specializzazioni. Sull’emendamento approvato, che sostituisce l’art. 9, è scoppiata la protesta delle camere penali. Perché l’attività di formazione è affidata solo alle università, estromettendo così le associazioni specialistiche. Nel dettaglio, il titolo di specialista si può conseguire all’esito positivo di percorsi formativi almeno biennali o per comprovata esperienza nel settore di specializzazione. I percorsi formativi, le cui modalità di svolgimento sono stabilite dal regolamento emanato dal Cnf, «sono organizzati presso le facoltà di giurisprudenza, con le quali il Cnf e i consigli degli ordini territoriali possono stipulare convenzioni per corsi di alta formazione per il conseguimento del titolo di specialista».

Le reazioni. «Sulla riforma forense Parlamento e Governo hanno ritrovato una linea comune rispettosa della tutela dei cittadini in un sistema democratico», ha commentato Andrea Mascherin, consigliere segretario del Cnf. Giudizio positivo anche da parte del presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura, Maurizio de Tilla. «L’eccellente lavoro dei parlamentari», ha detto, «ha portato a modificare diverse norme, inadeguate e sbagliate, che mortificavano il ruolo costituzionale dell’avvocatura, danneggiavano i giovani avvocati e che non restituivano competitività alla professione». L’Unione delle camere penali, guidata da Valerio Spigarelli, ha sottolineato invece come «l’aver legato l’ottenimento del titolo di specialista alla frequentazione di corsi tenuti solo presso le università è una formidabile incoerenza del testo che può e deve essere corretta nel prosieguo dell’iter parlamentare».

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