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Avvocati per le camere arbitrali

Avvocati specializzati per le camere arbitrali forensi. I professionisti disponibili a svolgere la funzione di arbitri e conciliatori dovranno infatti comunicarlo alla camera del consiglio dell’ordine, documentando le proprie competenze e la sussistenza dei requisiti. Il consiglio direttivo procede poi all’iscrizione dell’avvocato nell’elenco, in una o più aree professionali, che vanno dal diritto delle persone ai diritti della responsabilità civile. La camera procederà poi alla designazione dell’arbitro o del conciliatore con rotazione degli incarichi mediante sistemi informatizzati. A liquidare le parcelle degli avvocati sarà la stessa camera arbitrale, seguendo le tabelle dei parametri forensi indicate nel dm n. 55/2014. A stabilirlo è il decreto del ministro della giustizia recante modalità per costituire camere arbitrali, di conciliazione e organismi di risoluzione alternativa delle controversie, in attuazione della nuova legge professionale n. 247/2012 (si veda ItaliaOggi del 10 settembre 2016). Il dm, che ItaliaOggi è in grado di anticipare, è stato firmato dal guardasigilli, Andrea Orlando, ed è in via di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il decreto stabilisce che i consigli dell’ordine possono costituire camere arbitrali e di conciliazione e altri strumenti di risoluzione alternativa delle controversie, anche di intesa con altri ordini appartenenti allo stesso distretto. Nell’atto costitutivo e nello statuto deliberati dal Coa, dovranno essere indicati: denominazione della struttura, scopo, sede, criteri per l’adozione del regolamento sul funzionamento e relativi costi. Il consiglio direttivo della camera tiene e aggiorna l’elenco degli arbitri e dei conciliatori, dove iscrive gli avvocati che ne fanno richiesta sulla base delle aree individuate dalla tabella allegata al dm. L’avvocato disponibile a svolgere l’attività di arbitro o conciliatore indica l’area o le ree professionali di riferimento documentando le proprie competenze e la sussistenza dei requisiti di incompatibilità e onorabilità indicati dal decreto. Effettuate le verifiche del caso, il consiglio direttivo procede, seguendo l’ordine temporale di presentazione delle domande, all’iscrizione dell’avvocato in una o più aree di competenza. Il consiglio direttivo è tenuto inoltre ad approvare il codice etico che ciascun iscritto si impegna a rispettare prima di assumere l’incarico. L’articolo 9 del dm stabilisce inoltre i criteri per l’assegnazione degli arbitrati e degli affari di conciliazione. Il consiglio direttivo procede alla designazione dell’arbitro o del conciliatore con rotazione nell’assegnazione degli incarichi in via automatica, mediante l’utilizzo di sistemi informatizzati in dotazione alla camera arbitrale e di conciliazione. In caso di particolare complessità e specializzazione delle controversie, il consiglio direttivo stabilisce l’area professionale di riferimento e procede alla designazione. La rotazione automatica non è necessaria nei casi in cui gli arbitri o i conciliatori siano individuati concordemente dalle parti. I compensi degli avvocati sono liquidati dal consiglio direttivo in conformità al dm n. 55/2014. Per l’arbitrato si va dai 1.620 euro per controversie fino a 26 mila euro, fino a 16.200 euro se il valore supera i 260 mila euro.

L’art. 12 individua i casi di incompatibilità per diventare arbitri e conciliatori, ovvero: essere membri o revisori appartenenti al consiglio dell’ordine presso cui è istituita la camera; essere membri del consiglio direttivo e della segreteria; essere dipendenti della camera arbitrale e di conciliazione e della segreteria; essere soci, associati, dipendenti di studio, avvocati che esercitano negli stessi locali, nonché essere coniuge, persona unita civilmente, convivente, parente in linea retta o avere stabili rapporti di collaborazione con le persone su indicate. L’arbitro, inoltre, non deve avere assistito, anche in via stragiudiziale, una delle parti del procedimento nei tre anni precedenti. Nel corso del procedimento l’arbitro e il conciliatore sono tenuti a comunicare ogni circostanza che possa costituire motivo di incompatibilità con la prosecuzione dell’incarico.

Gabriele Ventura

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