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Avvocati, la riforma va bene così

Via libera alla riforma forense senza modifiche, più spazi riservati per le competenze degli avvocati, riordino del sistema giustizia studiato con intelligenza. Queste le principali richieste che farà a governo e parlamento il Consiglio nazionale forense, in occasione del XXXI congresso nazionale di categoria, al via oggi a Bari, dal titolo «L’avvocatura per una democrazia solidale.

Il cittadino prima di tutto». Ma non solo.

Il Cnf avanzerà anche delle proposte per contribuire a migliorare l’amministrazione della giustizia: tra queste, sarà presentato un progetto che prevede l’istituzione, presso gli ordini territoriali, di camere arbitrali che risolvano i conflitti dei cittadini davanti a un arbitro o un collegio predisposto dallo stesso Consiglio dell’ordine. Ma gli obiettivi di questo congresso forense, che arriva nel pieno della battaglia che sta combattendo la categoria contro le liberalizzazioni del governo Monti e la mediazione obbligatoria, li ha spiegati a ItaliaOggi il presidente del Consiglio nazionale forense, Guido Alpa, che ha inviato anche una lettera agli ordini locali, anticipando il messaggio che porterà all’assise di Bari.

Domanda. Presidente, cosa si aspetta da questo congresso, che arriva in un momento topico per il futuro della professione?

Risposta. Anzitutto il congresso non deve essere interpretato in modo autoreferenziale, ma deve giustificare, dimostrare e attestare gli impegni presi dall’avvocatura nell’attuale momento di crisi. Da questo punto di vista dobbiamo esaminare sia i provvedimenti governativi, che non giudichiamo egalitari, sia la necessità di tutelare i diritti fondamentali dei cittadini. Gli interventi del governo, però, in questo senso non promuovono il lavoro e trascurano il settore terziario, e cioè le professioni.

D. Come giudica il governo Monti?

R. Il governo ha portato avanti un atteggiamento interventista non in linea con le conclamate liberalizzazioni che avrebbero dovuto migliorare il mercato. L’interventismo si è spinto fino all’emanazione di decreti attuativi che non hanno alcun rapporto con il programma economico che era stato delineato per uscire dalla crisi. Noi abbiamo impugnato i regolamenti sulle professioni e sui parametri, perché sono punitivi e afflittivi.

D. Quali richieste farete alla politica?

R. Insisteremo sull’approvazione rapida della riforma forense. Al senato, dopo le audizioni, ci è stato detto che il testo potrebbe essere approvato senza modifiche, e per noi è fondamentale per evitare una nuova lettura alla camera, che dilaterebbe oltremodo i tempi, visto lo scioglimento anticipato delle camere previsto per il 18 gennaio. Non vogliamo vanificare gli sforzi fatti da quattro anni a questa parte per avere finalmente una legge che disciplini la nostra categoria.

D. Che cosa chiederete ancora?

R. Come ho scritto in una lettera inviata agli ordini locali, al congresso chiederemo che l’avvocato possa svolgere il lavoro in comune con altri professionisti senza tuttavia piegarsi all’ingresso di soci di puro capitale, animati dal solo profitto e indifferenti ai valori della professione e ai bisogni degli assistiti. Chiederemo anche che agli avvocati sia assicurato uno spazio ulteriore rispetto a quello tradizionale, eroso dalle competenze di altre professioni, anche non protette, sostenute da un legislatore animato solo dal miraggio del risparmio e indifferente alla qualità del lavoro e alla effettiva tutela dei diritti. Chiederemo riforme della giustizia studiate con intelligenza, non ricalcate sulle fallaci statistiche della Banca mondiale degli investimenti, e non affidate a interventi erratici, estemporanei e privi di qualsiasi logica sistematica.

D. E quali proposte porterete avanti?

R. Ci concentreremo sui possibili miglioramenti da apportare all’amministrazione della giustizia. Lanceremo un progetto che prevede l’istituzione, presso gli ordini locali, di camere arbitrali che risolvano i conflitti dei cittadini davanti a un arbitro o collegio predisposto dallo stesso Consiglio dell’ordine, con tariffe adeguate e accessibili, e che assicuri celerità nella risoluzione dei casi, tenendo anche conto che l’arbitrato non può durare più di 240 giorni. Se poi il legislatore o il governo saranno consenzienti, proporremo anche il trasferimento dei procedimenti pendenti presso la camera arbitrale. Promuoveremo poi le adr volontarie e stiamo lavorando a un progetto di informatizzazione dei procedimenti davanti alla Corte di cassazione. Insomma, per finire, dal congresso mi aspetto un dibattito serrato ma proficuo.

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