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Avvocati, la parcella va sudata

Niente compenso all’avvocato che non fornisce alcuna prova circa lo svolgimento dell’incarico ma è in possesso della sola procura alle liti: lo hanno chiarito i giudici della II sezione civile della Corte di cassazione nell’ordinanza n. 20865/2019, intervenendo sul ricorso di due legali i quali, in sede di censura, lamentavano la violazione e falsa applicazione delle norme di diritto relative alla procura ad litem. Nei fatti era accaduto che i due professionisti avevano adito il Tribunale per la liquidazione di alcuni compensi che non erano stati loro ancora riconosciuti dagli eredi di un defunto collega, del quale avevano preso le difese in due distinte procedure giudiziali. Ora, mentre nel primo grado di giudizio, la richiesta dei due veniva accolta con relativa condanna dei soccombenti al pagamento di spese ed interessi sul presupposto «che il conferimento della procura, la sottoscrizione degli atti di causa e la partecipazione alle udienze comprovavano l’esistenza e lo svolgimento del mandato difensivo e, quindi, giustificavano la richiesta di pagamento», in sede di appello no, essendo emerso «con sufficiente grado di certezza» che il conferimento della procura era avvenuto «solo per ragioni di cortesia» al fine di evitare che il professionista rappresentato «comparisse come difensore di se stesso in cause nelle quali era direttamente interessato». Di pari avviso sono stati anche gli ermellini i quali, nel respingere il ricorso e condannare i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio, hanno ricordato come sussista un rapporto di autonomia, sia logica che giuridica, tra la procura ed il contratto di patrocinio: «… mentre la procura “ad litem” è un negozio unilaterale con il quale il difensore viene investito del potere di rappresentare la parte in giudizio, il mandato sostanziale costituisce un negozio bilaterale (c.d. contratto di patrocinio) con il quale il legale viene incaricato, secondo lo schema negoziale che è proprio del mandato, di svolgere la sua opera professionale in favore della parte». La regola dell’autonomia tra la procura ed il contratto di mandato rende impossibile «attribuire al rilascio della prima l’esistenza del secondo».

Adelaide Caravaglios

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