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Avvocati sotto la lente dell’Inps

Avvocati a basso reddito nel mirino dell’Inps per i contributi dovuti alla gestione separata. L’Istituto ha, infatti, inviato avvisi bonari di pagamento a 150 mila professionisti, tra cui molti avvocati, con reddito dichiarato compreso tra i cinque mila e i 20 mila euro nel 2006 o superiore ai cinque mila euro nel 2004 e nel 2005. Gli avvocati sono stati infatti iscritti d’ufficio alla gestione separata Inps per aver prodotto redditi assoggettati al solo obbligo di versamento del contributo integrativo del 4% a Cassa forense, con esclusione dell’obbligo di versamento del contributo soggettivo, come da regolamento della Cassa. Contributi che, però, secondo l’Inps, gli avvocati avrebbero dovuto versare alla gestione separata. In ballo un contenzioso che, in alcuni casi, si sta risolvendo, in primo grado, a favore degli avvocati. Ma la categoria chiede alle istituzioni di risolvere il problema alla base. Così come Cassa forense ha chiesto da tempo al governo di far transitare nell’ente i contributi versati all’Inps dai 50 mila avvocati iscritti d’ufficio alla Cassa. Ottenendo l’impegno di inserire un provvedimento ad hoc nella prossima legge di bilancio. È quanto è emerso, tra l’altro, nella giornata di apertura del XXXIII Congresso nazionale forense, dal titolo «Giustizia senza processo? La funzione dell’Avvocatura», al via ieri a Rimini e che si chiuderà domani con l’intervento del ministro della giustizia, Andrea Orlando. A lanciare l’allarme sugli avvisi di pagamento inviati dall’Inps è stato Andrea Mascherin, presidente del Consiglio nazionale forense. Nel dettaglio, si tratta dell’operazione «Poseidone 2», progetto antievasione contributiva avviato dall’Inps in collaborazione con Agenzia delle entrate e Infocamere e che ha messo sotto la lente gli avvocati che non esercitano la professione con continuità e che, secondo il regolamento della Cassa, sono obbligati unicamente al versamento del contributo integrativo commisurato al volume di affari che hanno realizzato, ma non anche a quello soggettivo. In questo senso, il presidente del Cnf ha concordato un incontro con i responsabili Inps per verificare se esistano possibili soluzioni ed evitare che il singolo professionista debba necessariamente impugnare il provvedimento in sede giudiziale. Mascherin, nel suo intervento, ha anche sottolineato l’importanza del progetto di legge che Cnf e Aiga stanno mettendo a punto per regolamentare la figura dell’avvocato monocommittente o dipendente di studio. La base è rappresentata dalla proposta di legge Mazziotti, in discussione alla camera, che prevede lo stipendio fisso per praticanti e collaboratori di studio. «Con il ministro Orlando abbiamo terminato un lavoro sull’equo compenso», ha sottolineato Mascherin, «ma chiediamo che la proposta di legge diventi di iniziativa governativa e non parlamentare. Stiamo lavorando anche alla revisione dei parametri e chiederemo al ministro che se ne occupi, dando così valore alla funzione dell’avvocato». Mirella Casiello, presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura, si è invece concentrata sulla questione della rappresentanza, che verrà discussa oggi con la votazione delle mozioni statutarie e politiche (si veda ItaliaOggi Sette del 3 ottobre scorso). «Un conto è modificare l’Organismo di rappresentanza dell’avvocatura, altra cosa è stravolgere il luogo della politica, e cioè il Congresso, che egregiamente ha funzionato e funziona dando voce alle mille anime della nostra professione», ha sottolineato, «non vorremo che questo dibattito verticistico sul superamento dell’Oua sia funzionale ad avere un organismo di nominati, invece che di eletti, per limitare quell’indipendenza che ha sempre caratterizzato l’avvocatura, anche nei confronti del ministro Orlando che ci ha appunto rinfacciato troppa autonomia sui regolamenti e sulle specializzazioni. Infine», ha concluso Casiello, «da più parti si discute anche di intraprendere forme di protesta, ebbene questa è la sede anche per discutere di tutto ciò».

Gabriele Venura

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