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Avvocati, in piazza la protesta

Kermesse in toga per 15 mila avvocati che hanno lasciato i tribunali per scendere in piazza e dettare il loro “promemoria” al prossimo Governo. La giornata di protesta di ieri, iniziata alle 11 davanti a Montecitorio, si è conclusa a Piazza Santi Apostoli alle 16 con l’effetto speciale dei fumogeni tricolore e le note dell’Inno nazionale. L’obiettivo degli avvocati è quello di attirare l’attenzione dell’Esecutivo di Renzi sui temi che hanno unito la categoria nella protesta. Con la manifestazione, indetta dall’Oua insieme alle altre istituzioni, associazioni e ordini forensi, l’avvocatura si è scagliata soprattutto contro: il Ddl delega sul processo civile, di cui chiede il ritiro, l’aumento dei costi di accesso alla giustizia, la mediazione obbligatoria, l’eliminazione della sospensiva nel processo amministrativo contenuta nel job act presentato da Matteo Renzi, la riforma della Geografia giudiziaria, i tagli al gratutito patrocinio e l’assenza di una seria politica su pene alternative e emergenza carceri. Come si intuisce dal chaier de doleance, i legali non salvano nessuna riforma.
Per Andrea Mascherin segretario del Consiglio nazionale forense, anche lui sul palco di piazza Santi Apostoli, avvocati e governo sono alla resa dei conti: «Siamo alla sfida finale, c’è da stabilire se deve prevalere l’idea di una società solidale o basata sul mercato senza regole. Da parte nostra abbiamo preparato un disegno di legge da offrire alla politica per l’inserimento dell’avvocatura all’interno dell’ufficio legislativo, con i costi a carico del Cnf».
In una ritrovata sintonia con il Cnf il presidente dell’Oua, Nicola Marino, annuncia l’arrivo di un documento comune, con l’indicazione delle proposte al nuovo Governo. «Siamo contenti della massiccia adesione – spiega Marino – ma non ci fermeremo agli slogan chiediamo un incontro urgente con il prossimo ministro della giustizia e con il presidente del Consiglio. Nonostante le 17 modifiche al Codice di procedura civile la durata media dei procedimenti di cognizione ordinaria in primo e secondo grado è aumentata di circa 2 anni. Mentre sono lievitati i costi della giustizia: solo la marca è passata da 8 a 27 euro». In attesa di incassare la solidarietà del nuovo Governo gli avvocati portano a casa quella dei rappresentanti di Forza Italia. Fischi per Renato Brunetta, malgrado ricordi di aver chiesto i tornelli per i magistrati, applausi per la depuata azzurra Deborah Bergamini, ma solo quando si scaglia contro le toghe fuori ruolo.
Nel corteo uno striscione dei giudici di pace che offrono un milardo al governo. «Il conto è presto fatto siamo pronti a smaltire 5, 6 milioni di processi arretrati – dice il presidente della federazione magistrati onorari di tribunale Paolo Valerio – basta moltiplicare per i 168 euro dell’imposta di registro».
Sfilano anche i falchi sardi e pugliesi. Gli ordini della Sardegna, con l’eccezione di Sassari e l’ordine di Lecce, hanno scelto lo sciopero a oltranza, senza preavviso. Una deroga che il codice di autoregolamentazione prevede solo quando sono a rischio i diritti costituzionali. Per loro è questo il caso.

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