Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Avvocati in piazza. E non solo

Abbandonati dalle Istituzioni che, con un tratto di penna, cancellano dalla mappa d’Italia luoghi in cui (da decenni) si amministra la giustizia. Ed esposti al rischio di finire «nelle mani della criminalità» che agirebbe indisturbata, o costretti ad un percorso ad ostacoli disseminato di (molti) chilometri da affrontare.

Cittadini, sindaci e professionisti, fra rabbia e amarezza, non si rassegnano alla fine di tribunali, sezioni distaccate e uffici dei giudici di pace (circa 1.000 sedi), entrata in vigore la settimana scorsa in base al decreto legislativo 155/2012. Denunciano «sviste clamorose» che produrranno aggravio di costi, raccontano di realtà disagiate e, adesso, condannate ad un drastico peggioramento delle condizioni di ordine pubblico. Il viaggio di Affari legali nella nuova geografia giudiziaria della Penisola fa tappa in cinque territori che, da Nord a Sud, sembrano aver perso molto più di un «semplice» tribunale.

Tolmezzo. La circoscrizione friulana soppressa si estende dalla Carnia al Canal del Ferro, fino al Gemonese, e comprende 44 comuni, molti in alta montagna. È stato calcolato, racconta Fleur Casanova, avvocato del foro locale, «che, in taluni casi, s’impiegheranno due ore e mezza per arrivare a Udine. E in una relazione basata su dati del ministero della Giustizia, cui l’abbiamo invano sottoposta, dimostriamo come l’accorpamento, soltanto per le trasferte di tutte le entità che gravitano intorno agli uffici, comporterà un aumento di spesa per la finanza pubblica stimabile per difetto in oltre 410 mila euro annui».

Senza contare che la notizia della cancellazione del tribunale è avvenuta a ridosso dell’inaugurazione della nuova sede di Tolmezzo, costata 5 milioni. «La nostra», va avanti, «è terra di confine, siamo esposti all’ingresso di immigrati clandestini e al riciclaggio di denaro di provenienza illecita. Il paradosso è che la procura ci viene sottratta, ma facciamo i conti con la presenza di una delle 14 carceri nazionali dotate di sezioni di massima sicurezza: fra i 19 detenuti in regime di 41-bis, a Tolmezzo, c’è il boss mafioso Nitto Santapaola. Se l’intento era indebolirci sul versante della legalità», si rammarica Casanova, «il governo c’è riuscito».

Cantù, Erba e Menaggio. Nicola Molteni, deputato della Lega Nord, è sicuro: «Si va incontro ad un rallentamento dello sviluppo economico di una delle aree più ricche del Paese. Spostare tutto il contenzioso (fra cui le ingiunzioni di pagamento), che nelle tre sedi si smaltiva in tempi accettabili, nel tribunale di Como causerà ingolfamento e ritardi che danneggeranno le imprese». Secondo il parlamentare, che ha richiesto più volte, con ordini del giorno ed emendamenti, la proroga dell’avvio del dlgs 155/2012, «si son volute palesemente ignorare le istanze e le specificità dei territori».

 

Sala Consilina.

Il circondario campano sconfina in un’altra regione: nella potentina Lagonegro (Basilicata). I reati che caratterizzano le due zone «sono di natura diversa, necessiteranno di differenti approcci investigativi», avverte Maria Maddalena Russo, sostituto procuratore generale della corte d’appello di Salerno. Nel Vallo di Diano, infatti, sono stati scoperti traffici d’armi e di droga e l’area è entrata nelle mire di criminali che ripuliscono soldi sporchi, ad esempio investendoli nella costruzione di alberghi lussuosi, simili a «cattedrali nel deserto». In Lucania si registrano, invece, fattispecie di reato «comuni», pertanto privare il salernitano e la sua popolazione di un presidio ad hoc, sottolinea il magistrato, appare quantomeno imprudente.

Rossano. Una deroga in extremis (del 5 settembre) scongiura la chiusura della struttura del cosentino per un altro biennio, ma soltanto per trattare il carico dei processi pendenti. E gli abitanti, pertanto, hanno paura. I sindaci confidavano in un ripensamento del ministero, che pure ha ripristinato 6 tribunali situati nel Lazio, in Calabria e in Sicilia dove le infiltrazioni malavitose sono, purtroppo, più una triste realtà, che un pericolo. Rossano, però, distretto tutt’altro che al riparo dai tentacoli, rimane nell’elenco delle strutture da abolire. E prosegue la mobilitazione dei comitati anti-chiusura, dai cortei in strada al tam tam sui social network: il manifesto «Lo stato abbandona, la mafia padrona» descrive l’angoscia ed il senso di solitudine dei cittadini.

Nicosia. Salendo sul tetto del municipio, con fascia tricolore al collo, il sindaco della cittadina dei monti Nebrodi, Sergio Malfitano, ha espresso il suo sdegno per la decisione irrevocabile di far traslocare gli uffici giudiziari ad Enna. Alla vigilia dell’interruzione delle attività, nel corso dell’occupazione dei binari della stazione di Santo Stefano di Camastra, insieme all’omologo di Mistretta (Messina) Iano Antoci ha incassato la solidarietà del presidente della Regione, Rosario Crocetta: la Sicilia, ha detto, «è disposta a sostenere le spese per il funzionamento dei due tribunali». Come a dire: laddove lo stato centrale chiude la porta, le autonomie locali aprono un portone.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vogliono trasformare Wall Street nella loro foresta di Sherwood. E per mantenere la promessa di rub...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il cloud sovrano dove migrare i dati informatici della Pubblica amministrazione sarà gestito solo ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se fosse ancora necessario, nelle prossime settimane dal palazzo più importante della giustizia it...

Oggi sulla stampa