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Avvocati e giudici, formazione comune

Autonomia e indipendenza valori comuni per avvocati e magistrati. Promozione di una formazione comune. Sono i punti fermi emersi ieri a Roma dal convegno “Una rinnovata collaborazione tra magistratura e avvocatura nel quadro europeo”, organizzato da Consiglio nazionale forense (Cnf), Consiglio superiore della magistratura e Consiglio consultivo dei giudici europei, alla presenza del vicepresidente del Csm Michele Vietti. «La collaborazione tra avvocatura e magistratura è necessaria per promuovere la migliore efficienza dell’amministrazione della giustizia; ma per gli avvocati significa anche poter valorizzare la propria responsabilità sociale verso la tutela dei diritti fondamentali», ha detto Guido Alpa, presidente del Cnf, in apertura lavori. Sull’ampliamento della sinergia tra magistrati e avvocati è tornato Vietti che ha fatto riferimento anche alla necessità di «migliorare la disciplina sulla conciliazione e sulla mediazione, che è ancora lontana dal dare i frutti che in altri Paesi produce in termini di deflazione del carico giudiziario». Mentre Ettore Tacchini, consigliere del Cnf, ha evidenziato i risultati positivi raggiunti con l’ingresso dei componenti laici, tra cui gli avvocati, nei consigli giudiziari (organi di autogoverno della magistratura in sede locale che decidono le assegnazioni e gli avanzamenti di carriera dei giudici). «Occorrerebbe però una modifica legislativa – ha detto Tacchini – per rafforzare l’apporto dell’avvocatura in questi organismi, perché negli ambiti più sensibili, come la valutazione dei magistrati, gli avvocati non hanno competenza».
L’incontro è stato l’occasione per un confronto tra i rappresentanti di Cnf e Csm sulle modalità per rafforzare la cooperazione. Il primo passo, hanno convenuto i relatori, è valorizzare la formazione comune tra giudici e avvocati che, sempre evocata, stenta ancora a trovare programmi condivisi di ampio respiro. Alarico Mariani Marini (consigliere del Cnf) ha chiesto progetti comuni tra Scuola superiore della magistratura e Scuola superiore dell’avvocatura «per aprire prospettive di sistematica formazione comune». Francesco Cassano (Csm) ha auspicato invece che la Scuola superiore della magistratura apra a «stage dei giovani tirocinanti presso studi di avvocati». E che i giovani avvocati «possano svolgere il tirocinio anche presso gli uffici giudiziari».

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