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Avvocati divisi sulle società miste

La possibilità di dare vita a società multidisciplinari divide gli Ordini degli avvocati. Infatti, benché la via delle nuove società per i legali sia aperta dal 29 agosto dell’anno scorso, i Consigli dell’Ordine non danno risposte univoche alla richiesta di far entrare in società anche professionisti non avvocati. È quanto emerge da un’indagine svolta dal Sole 24 Ore del Lunedì su alcuni degli Ordini con più iscritti.
I dubbi investono le nuove società previste dalla legge sulla concorrenza (124/2017, che ha inserito l’articolo 4-bis nella legge professionale, la 247/2012) in base alla quale la professione forense può essere esercitata anche tramite società di persone, di capitali e cooperative: la partecipazione di soci di solo capitale è ammessa ma nei limiti di un terzo del capitale sociale e dei diritti di voto.
Il nuovo articolo 4-bis prevede inoltre la partecipazione di soci «professionisti iscritti in albi di altre professioni». Ma non tutti gli Ordini territoriali – chiamati a esprimersi quando le società chiedono l’iscrizione alla nuova «sezione speciale» dell’albo – interpretano questa disposizione nel senso di un via libera alla multidisciplinarietà.
Indicazioni “prudenti” arrivano in primo luogo dal Consiglio nazionale forense, che sta mettendo a punto le linee guida per definire gli standard degli statuti delle società tra avvocati aperte ai soci di capitale. Secondo il Cnf infatti, l’esercizio della professione forense è compatibile con la partecipazione di iscritti ad altri Ordini, a patto che le loro quote non sforino il terzo riservato ai soci di capitale. Sulla stessa linea anche l’Ordine di Palermo, che, però, a oggi, non ha ancora ricevuto domande di iscrizione: «Le nuove Sta – spiega il presidente, Francesco Greco – possono svolgere solo l’attività legale; quindi i professionisti non avvocati devono restare nella quota del terzo prevista per i soci di capitale».
Nessun tetto del terzo delle quote, invece, per l’Ordine di Milano: la sezione speciale dell’Albo ospita tre compagini, a una delle quali partecipano legali e commercialisti: «Tra i soci professionisti – precisa il presidente, Remo Danovi – possono figurare anche iscritti ad altri Albi, nei limiti della ragionevolezza e ferma restando la natura forense dell’oggetto sociale: una società che si occupa soprattutto di responsabilità sanitaria potrebbe, ad esempio, aprire le porte a un medico». Da Nord a Sud, anche all’Ordine di Bari, delle tre Srl tra avvocati iscritte finora, una è stata fondata da legali e commercialisti: «Questa possibilità – dice il presidente, Giovanni Stefanì – non è in discussione. Piuttosto, stiamo valutando se estendere anche alle società la tassa di conservazione albo già prevista per gli avvocati».
Più “selettivo” l’Ordine di Roma, a cui si sono iscritte cinque nuove Sta, di cui tre con capitale esterno: «Accettiamo società multidisciplinari – afferma il presidente, Mauro Vaglio – ma solo se i professionisti di altri Albi svolgono prestazioni chiaramente “accessorie” all’attività legale».
Sono ancora pochi, comunque, gli Ordini che hanno ricevuto domande di iscrizione per le nuove società. «Ad oggi – spiega Alessandro Vaccaro, presidente dell’Ordine di Genova – non sono arrivate domande, ma noi siamo pronti. Abbiamo anche regolamentato il versamento delle quote. Non ci sono controindicazioni né limiti alla partecipazione di professionisti iscritti ad altri albi anche perché hanno un Codice deontologico». Nessuna richiesta di iscrizione anche a Verona. «Qui ci sono soprattutto realtà sartoriali fatte di piccoli studi – spiega il presidente dell’Ordine Alessandro Rigoli – ma affronteremo il tema in un convegno che si terrà il 18 maggio, in modo da capire limiti e opportunità di questa strada».

Valentina Maglione
Bianca Lucia Mazzei

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