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Avvocati di nuovo sul piede di guerra

di Isidoro Trovato

Agli avvocati la manovra non è piaciuta. Con sfumature più o meno negative (e con i relativi distinguo) la categoria mostra il pollice verso all'impianto varato dal governo, specialmente per quanto riguarda la parte legata alle liberalizzazioni delle professioni. «L'Europa — attacca Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua — ci chiede misure ferme per rassicurare i mercati e invece il governo coglie l'occasione per inserire di tutto dentro la manovra, comprese materie come la giustizia e la riforma delle professioni, che meritavano di essere trattate in altri ambiti, senza approssimazioni e senza interventi punitivi nei confronti dei professionisti, e in particolare degli avvocati, nonché evitando di danneggiare ulteriormente il già malandato sistema-giustizia e i diritti dei cittadini. È un passo indietro, un grave arretramento per la necessaria modernizzazione e riforma della giustizia e delle professioni».
Il giudizio complessivo rimane abbastanza negativo anche per i Consiglio nazionale forense (tradizionalmente più misurato dell'Oua). Si tratta di una bocciatura più orientata al metodo che al merito. «Per quanto ci riguarda — spiega il presidente del Cnf Guido Alpa — il governo ha proceduto a modificare le regole dell'amministrazione della giustizia e le regole della professione forense nell'ambito di provvedimenti destinati a promuovere lo sviluppo economico e a risanare la crisi dei mercati, senza connessione alcuna tra il risanamento e i settori di nostra competenza. Questo modo di procedere, che introduce nell'ordinamento norme erratiche che non rientrano in un progetto organico di regolamentazione di materie così rilevanti e tecnicamente complesse, è stato più volte segnalato e criticato dal Consiglio Nazionale Forense».
«Non siamo imprese»
Nel testo finale delle liberalizzazioni però è scomparso il riferimento all'articolo 41 della Costituzione, il che significa aver preservato gli esami di Stato e l'intero sistema ordinistico. Ma per l'Oua non basta. «Nella manovra economica rimane forte l'attacco alle libere professioni — insiste de Tilla — con una forzata e ingiusta equiparazione alle imprese: gli avvocati, come i medici e i notai, non sono imprenditori, perché tutelano diritti sanciti costituzionalmente».
Su questo punto è diversa l'interpretazione di Guido Alpa: «non c' è dubbio che i due decreti abbiano conservato il sistema ordinamentale, la cui scomparsa avrebbe comportato una assurda modifica dell'assetto delle professioni e di quella forense in particolare, in contrasto con tutti gli ordinamenti vigenti nell'Unione europea con eccezione della sola Finlandia». E la distinzione tra professionisti e imprese? «È stata mantenuta — risponde il presidente del Cnf — nell'ambito della libera concorrenza».
La conciliazione
Ma la fonte principale del malumore dell'Oua rimane sempre l'introduzione della mediazione civile che è uscita rafforzata dalla manovra. «È grave e vergognoso — denuncia de Tilla — che sia stata inserita una norma che prevede il pagamento raddoppiato del contributo unificato per i cittadini che non intendono avvalersi nell'ambito della loro libertà della mediazione civile. Oltretutto, è bene ricordarlo, questo sistema è all'esame della Corte costituzionale per eccesso di delega, perché limita l'accesso alla giustizia e per i palesi conflitti di interessi degli enti di conciliazione privati». La battaglia sta per ricominciare.

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