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Avvocati, 60 mila invisibili

di Isidoro Trovato

MILANO — Da invisibili ad assenti. Comunque in piena crisi. «Non raccontiamo favole. L’impoverimento della professione non è più solo un rischio, è una realtà» . A lanciare l’allarme è il presidente della Cassa forense, Marco Ubertini, che esibisce dati inconfutabili: «Secondo le stime del 2010— spiega il presidente della Cassa forense— sono 216.728 avvocati iscritti agli albi, tra questi, solo 156.934 risultano iscritti alla Cassa di previdenza. Mancano all’appello 60 mila avvocati che, non solo restano esclusi dal trattamento pensionistico, ma non godono neanche di alcuna copertura previdenziale e assistenziale, né di ammortizzatori sociali» . Il fenomeno non è del tutto nuovo, ma di sicuro è in aumento esponenziale: nel 1985 gli avvocati italiani erano poco più di 48 mila (pari a 0,9 ogni mille abitanti), il 77%dei quali era iscritto alla Cassa forense. Oggi che i togati iscritti all’albo sono lievitati fino a essere 3,4 ogni mille abitanti, alla Cassa di previdenza ne risulta il 72%. L’obbligo di iscrizione alla Cassa scatta per chi dichiara un reddito superiore a 9.700 euro l’anno, gli «assenti» quindi guadagnano circa 750 euro al mese, un reddito mensile inferiore a quello giudicato dall’Istat come soglia di povertà (1.000 euro al mese). «È per questo motivo che parliamo di nuovo proletariato — rincara Ubertini —. Si tratta di una fascia senza protezioni che guadagna talmente poco da non potersi permettere neanche di pensare a un futuro previdenziale. È chiaro che si tratta di una situazione figlia della difficile condizione del Paese, ma con qualche aggravante in più. Negli ultimi due anni, sotto i colpi della crisi, c’è stata una secca riduzione dei redditi nominali. Giusto per dare l’idea, i circa 49.800 euro dichiarati mediamente dagli avvocati italiani sono uno dei valori più bassi, considerando l’inflazione, degli ultimi vent’anni» . Intuibile quale possa essere l’obiezione più ovvia a questo tipo di fenomeno: quanto pesa l’evasione fiscale su simili numeri? «Probabilmente tanto— ammette Ubertini — ma attenzione, non si tratta di evasori milionari: siamo al cospetto di professionisti da circa 12 mila euro all’anno che al pensiero di pagare il 10%alla cassa, decidono di rimanere sommersi. Il punto è che, per legge, tutti devono appartenere a un sistema previdenziale e adesso sulle loro tracce c’è la gestione separata dell’Inps che chiede un’aliquota del 18%più la mora per chi non ha pagato in questi anni» . Ma la vicenda è ancor più complessa. Accanto ai 60 mila «assenti» , infatti, ci sono 27 mila «presenti anomali» : si tratta di quegli avvocati che, pur rimanendo sotto la soglia minima dei 9.700 euro l’anno di fatturato, decidono di pagare il contributo minimo alla cassa. Questi «virtuosi» sono quelli che finiranno nel mirino del Consiglio nazionale forense appena sarà approvata la riforma dell’avvocatura che prevede la cancellazione dall’albo di coloro che non raggiungono proprio la famigerata soglia di 9.700 euro annui. In questo caso a rischiare l’espulsione dal mondo del lavoro sono circa 50 mila avvocati. Una situazione esplosiva che ha portato alla mobilitazione di gruppi di base, come l’Mga (Mobilitazione generale degli avvocati italiani), pronti a vigilare e battersi perché stavolta, quando si deciderà il futuro della categoria, vogliono rispondere presente.

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