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Avviso e ricevuta pari sono

Nel processo tributario, non costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso (o dell’appello), che sia stato notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il ricorrente (o l’appellante), al momento della costituzione entro il termine di 30 giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purché nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero con proprio timbro datario.

Così la Cassazione con l’ordinanza 2870/2018, che si inscrive nel novero di una serie di recenti pronunce in tema di notificazioni.

Vediamole nel dettaglio.

SUL FINE ULTIMO DELLA NOTIFICA: ASSICURARE L’ATTUAZIONE DEL CONTRADDITTORIO

Se lo scopo della notifica è sì quello di portare a conoscenza della controparte l’atto introduttivo del giudizio ovvero dell’impugnazione, il fine ultimo è però quello di assicurare l’attuazione del contraddittorio, fine che deve reputarsi raggiunto mediante la costituzione in giudizio della controparte.

È quanto affermato dai giudici della sesta sezione civile-2 della Corte di cassazione con l’ordinanza n. 3240 dello scorso 4 febbraio.

Quindi, hanno osservato i giudici della suprema corte, che se come affermato in varie occasioni (si veda: Cass. n. 8777/1995) la sola conoscenza extraprocessuale dell’atto da parte del destinatario non determina la sanatoria del vizio di cui è affetta la notificazione, alla costituzione in giudizio deve comunque attribuirsi efficacia sanante, e con effetto ex tunc (da ultimo Cass. n. 4935/2016), ancorché avvenga a seguito di una conoscenza che prescinda dall’esito della notifica, ed al solo scopo di far valere la nullità della notifica (ancora: Cass. n. 1676/2015).

E inoltre gli Ermellini, nell’ordinanza in commento hanno ribadito che poiché lo scopo della notificazione degli atti di «vocatio in ius» è quello di attuare il principio del contraddittorio, tale finalità viene raggiunto con la costituzione in giudizio del destinatario dell’atto, rimanendo conseguentemente sanato con effetto «ex tunc» qualsiasi eventuale vizio della notificazione stessa (conf. Cass. n. 10495/2004).

È stato inoltre osservato che la nullità della notifica fa venire meno la presunzione di conoscenza dell’atto notificato, ed inoltre, poiché nel caso in esame l’appellato ha dimostrato di avere avuto conoscenza del processo aliunde (nell’ambito della procedura di correzione di errore materiale) la tardiva costituzione in giudizio di quest’ultimo non poteva avere efficacia sanante dell’invalidità, in quanto l’atto non aveva raggiunto il suo scopo.

NOTIFICA E PROCESSO TRIBUTARIO

Nel processo tributario, non costituisce motivo d’inammissibilità del ricorso (o dell’appello), che sia stato notificato direttamente a mezzo del servizio postale universale, il fatto che il ricorrente (o l’appellante), al momento della costituzione entro il termine di trenta giorni dalla ricezione della raccomandata da parte del destinatario, depositi l’avviso di ricevimento del plico e non la ricevuta di spedizione, purché nell’avviso di ricevimento medesimo la data di spedizione sia asseverata dall’ufficio postale con stampigliatura meccanografica ovvero con proprio timbro datario.

A sottolinearlo sono stati i giudici della sesta sezione civile con l’ordinanza 2870 dello scorso 6 febbraio.

Secondo i giudici di piazza Cavour, inoltre, solo in tal caso, infatti, l’avviso di ricevimento è idoneo ad assolvere la medesima funzione probatoria che la legge assegna alla ricevuta di spedizione; invece, in loro mancanza, la non idoneità della mera scritturazione manuale o comunemente dattilografica della data di spedizione sull’avviso di ricevimento può essere superata, ai fini della tempestività della notifica del ricorso (o dell’appello), unicamente se la ricezione del plico sia certificata dall’agente postale come avvenuta entro il termine di decadenza per l’impugnazione dell’atto (o della sentenza).

Gli Ermellini hanno altresì ricordato che – laddove vengano denunciati con il ricorso per cassazione errores in procedendo – la Corte è anche giudice del fatto e può accedere direttamente all’esame degli atti processuali del fascicolo di merito; il che rileva soprattutto quando, come nel caso sottoposto all’attenzione della Cassazione, è in gioco l’ammissibilità dell’appello e quindi il passaggio o no in cosa giudicata della sentenza di primo grado, trattandosi di verifica che la Corte deve compiere anche d’ufficio ex actis (Sez. un. n. 6994 del 24 marzo 2010; conf. Cass. sez. 3, n. 16780 del 13 agosto 2015), anche ai fini del terzo comma dell’art. 382 cod. proc. civ. (Cass. sez. 2, n. 3004 del 17 febbraio 2004; conf. Cass. sez. 3, n. 19222 del 20 agosto 2013). Ciò è ribadito in sedes-materiae dalle precitate decisioni delle sezioni unite riguardo alla c.d. «prova di resistenza» (vedasi par. 5.13 e par. 6 delle motivazioni).

IL PERFEZIONAMENTO DELLA NOTIFICAZIONE

Il perfezionamento della notificazione si verifica, per il notificante-opponente, al momento della consegna dell’atto all’ufficiale giudiziario, risultante da timbro apposto dell’ufficiale giudiziario all’ultima facciata dell’atto di opposizione al D.I.

È quanto infine si legge nell’ordinanza n. 3124 dello scorso 8 febbraio della seconda sezione civile della Corte di cassazione.

Già in precedenza (rispetto a Cass. n. 7351/2011) le S.u. della Cassazione con decisione n. 14294/2007 avevano definitivamente chiarito, in tema, che «… solo in caso di contestazione della conformità al vero di quanto già risultante (timbro, numero di cronologico e data)… l’interessato dovrà farsi carico di esibire idonea certificazione dell’ufficiale giudiziario».

Tale orientamento è stato, da ultimo, ulteriormente ribadito da Cass. 25 febbraio 2015, n. 3755, secondo cui «il momento di perfezionamento per il notificante, ai fini della tempestività dell’impugnazione, è costituito dalla consegna dell’atto da notificarsi all’ufficiale giudiziario, la cui prova può essere ricavata dal timbro, ancorché privo di sottoscrizione, da questi apposto sull’atto, recante il numero cronologico, la data e la specifica delle spese, salvo che sia in contestazione la conformità al vero di quanto da esso desumibile, atteso che le risultanze del registro cronologico, che egli deve tenere ai sensi dell’art. 116, primo comma, n. 1, del dpr 15 dicembre 1959 n. 1229, fanno fede fino a querela di falso».

Il caso sottoposto all’attenzione della Cassazione era il seguente: veniva impugnata da Tizio la sentenza del Tribunale con ricorso fondato su un motivo e resistito con controricorso della parte intimata Alfa srl.

Giova, anche al fine di una migliore comprensione della fattispecie in giudizio, riepilogare, in breve e tenuto conto del tipo di decisione da adottare, quanto segue.

A seguito di ricorso dell’odierna società contro ricorrente il giudice ingiungeva, con D.I. a Tizio e Caio il pagamento della somma di euro 1.356,12 quale corrispettivo dovuto all’anzidetta srl per fornitura di materiali edili.

Tizio proponeva. opposizione avverso il succitato D.I., resistita dalla Alfa che, instando – nel merito – per il rigetto dell’opposizione, eccepiva preliminarmente la tardività della spiegata opposizione.

Con sentenza il giudice di pace rigettava l’opposizione e condannava l’opponente alla refusione delle spese.

Tizio interponeva appello avverso la suddetta decisione del giudice di prime cure.

La società appellata chiedeva il rigetto dell’avverso gravame insistendo, in via incidentale, nella eccepita tardività dell’opposizione.

Con la sentenza del Tribunale, impugnata innanzi alla Cassazione, veniva dichiarata – in accoglimento dell’appello incidentale – l’inammissibilità dell’opposizione al D.I. con condanna alla refusione delle spese del doppio grado del giudizio a carico di Tizio.

Angelo Costa

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