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Avvisi via fax validi se c’è l’ok dell’invio

È valida la comunicazione effettuata via fax se la cancelleria ha l’ok della trasmissione. Lo ha affermato il tribunale di Cassino (giudice Eramo) in un’ordinanza del 20 novembre.
Nei fatti, nel corso di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, nessuna delle parti era comparsa a un’udienza del novembre 2012. Il giudice aveva allora rinviato la trattazione al mese di dicembre in base all’articolo 309 del Codice di procedura civile e l’ordinanza di rinvio era stata comunicata tramite fax. Ma anche alla seconda udienza il giudice aveva constatato la mancata comparizione delle parti; dunque, aveva ordinato la cancellazione della causa dal ruolo e l’estinzione del processo, come previsto dall’articolo 181, comma 1, dello stesso Codice di rito.
A questo punto, il difensore dell’opponente ha chiesto la revoca dell’ordinanza sostenendo di non aver mai ricevuto il fax. Ma il tribunale ha dichiarato l’istanza inammissibile. Il giudice ha osservato, innanzitutto, che l’ordinanza che dispone la cancellazione non è impugnabile e dunque non può essere revocata (articolo 177, comma 3, del Codice di procedura); questa conclusione, già sostenibile prima della riforma introdotta dal Dl 112/2008, è a maggior ragione obbligata nel sistema attuale, in cui al provvedimento pronunciato in base agli articoli 309 e 181 del Codice di procedura è attribuito «valore pressoché decisorio».
Il tribunale ha rilevato che, in ogni caso, agli atti era stato acquisito il rapporto attestante l’esito positivo della trasmissione via fax del provvedimento di rinvio all’udienza di dicembre. Ed essendo stato dimostrato che l’invio era avvenuto al numero indicato dal destinatario, si doveva presumere che quest’ultimo avesse avuto modo di acquisire piena conoscenza della comunicazione. Era quindi onere della parte – prosegue l’ordinanza – «dedurre e dimostrare l’esistenza di elementi idonei a confutare l’avvenuta ricezione». Il legale dell’opponente ha sostenuto che il suo fax non era funzionante e, per provarlo, ha prodotto un documento in cui una ditta di informatica dichiarava che l’apparecchio era stato sottoposto a diverse verifiche e manutenzioni da dicembre 2012 a gennaio 2013 per problemi nella ricezione dei documenti. Il tribunale, però, ha affermato che l’attestazione non conteneva «un rapporto analitico relativo al giorno e all’ora in esame» e comunque appariva «ampiamente generica». Infine, il fatto che il numero di fax appartenesse a un altro avvocato era irrilevante perché corrispondeva, comunque, a quello indicato dalla parte interessata.
L’ordinanza del giudice di Cassino è stata pronunciata in un giudizio introdotto prima della legge di stabilità 2012 (183/2011), che ha riscritto l’articolo 136 del Codice di procedura civile prevedendo, quale modalità ordinaria delle comunicazioni, la diretta consegna del biglietto di cancelleria o il ricorso alla posta elettronica certificata, e quindi ammettendo il ricorso al fax solo se non sia possibile procedere alla comunicazione in una di queste forme. La decisione, comunque è in linea con la giurisprudenza della Cassazione, che afferma, per le comunicazioni via fax, che l’attestato del cancelliere da cui risulta la trasmissione riuscita al numero di fax del destinatario è sufficiente a far considerare la comunicazione avvenuta, salvo che il destinatario fornisca elementi idonei a provare il mancato o incompleto ricevimento (Cassazione 5168/2012).

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