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Avvisi, termini «bloccati»

Tra sette giorni scatta la sospensione dei termini processuali. A partire dal 1° agosto, come stabilito dall’articolo 1 della legge n. 742/1969, il decorso dei termini relativi alle giurisdizioni ordinarie e amministrative è sospeso di diritto sino al 15 settembre e riprende a decorrere dalla fine del periodo di sospensione. In concreto, quindi, per il calcolo di un termine processuale i 46 giorni compresi in questo arco temporale non devono essere considerati. Tra le principali controversie escluse occorre invece segnalare: le liti in materia di lavoro, le procedure cautelari (“sospensive”); i giudizi di opposizione agli atti esecutivi; cause e procedimenti civili relativi ad alimenti; procedimenti per l’adozione di provvedimenti in materia di amministrazione di sostegno, di interdizione, di inabilitazione; procedimenti per l’adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari, alcuni procedimenti in materia fallimentare (dichiarazione stato di insolvenza e opposizione, apertura di amministrazione straordinaria o dichiarazione di fallimento dell’impresa insolvente eccetera).
La sospensione ha valenza, invece, per la giurisdizione tributaria anche se, in tale contesto, deve coordinarsi con le diverse regole procedurali che caratterizzano gli istituti deflattivi presenti nell’ordinamento (si veda l’articolo in basso). La sospensione ha valenza sia per il termine entro cui notificare l’atto alla controparte (ricorso, appello, eccetera) e sia per il deposito presso le segreterie delle commissioni tributarie (costituzione in giudizio, deposito di memorie, documenti, eccetera). Pertanto per un avviso di accertamento che deve essere impugnato entro 60 giorni dalla notifica dell’atto, se viene notificato tra il 1° agosto e il 15 settembre, il calcolo deve decorrere dal 16 settembre. Se viene notificato prima del 1° agosto ma i successivi sessanta giorni terminano nel periodo tra il 1° agosto e il 15 settembre, il calcolo dei giorni si sospende al 31 luglio e riprende a decorrere dal 16 settembre (si vedano gli esempii in alto). Analoghe considerazioni valgono per la notifica dell’appello, per il quale il termine lungo (sei mesi oltre l’eventuale sospensione feriale) decorre dal deposito della sentenza e il termine breve (60 giorni oltre al periodo feriale) decorre dalla notifica della stessa. Di sovente, poi per gli avvisi di accertamento, è presentata l’istanza di adesione, la quale prevede che per tentare il raggiungimento di un accordo tra le parti (fisco e contribuente) siano sospesi tutti i termini (per il pagamento o l’impugnazione) di 90 giorni. Ne consegue che l’impugnazione dinanzi al giudice tributario può avvenire entro 150 giorni (60 + 90). Tuttavia, anche in questa ipotesi è prevista la sospensione feriale dei termini e pertanto vanno aggiunti i 46 giorni.
La sospensione feriale vale anche per i termini previsti per la costituzione in giudizio, ossia il deposito del ricorso in commissione tributaria. Ordinariamente l’atto deve essere depositato presso la cancelleria del giudice tributario entro 30 giorni dalla notifica alla controparte, ma se questo termine cade nel periodo feriale, il conteggio dei giorni si dovrà sospendere per l’intera pausa feriale. Va in ultimo rilevato che il periodo di sospensione vale anche per i termini a “ritroso”. Il caso più frequente riguarda il deposito di memorie e/o documenti per i quali la scadenza va calcolata dalla data dell’udienza: entro dieci giorni liberi prima dell’udienza ove non vi siano documenti da depositare, entro 20 giorni in caso di allegazione di documenti. Nell’ipotesi in cui l’udienza viene fissata prima di 10 o 20 giorni a partire dal 16 settembre il calcolo a ritroso dei 10 o 20 giorni deve interrompersi al 16 settembre e riprendere dal 31 luglio. La circostanza è particolarmente importante perché in concreto comporta una contrazione del tempo a disposizione della difesa del contribuente.

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