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Avvisi sulla porta extrema ratio

La notifica a soggetto irreperibile (ex 140 cpc) è un procedimento eccezionale e deve pertanto trovare concreta giustificazione. Lo ha precisato la Corte di cassazione con la sent. 27/3/2013 n. 7710.

La sentenza 7710/2013. La sentenza 7710/2013 rimarca la natura eccezionale della speciale procedura ex 140 cpc, alla quale l’ufficio può ricorrere solo se:

a) sia impossibile eseguire la notifica a mani proprie del destinatario o alle persone che, in virtù della loro relazione con il destinatario, siano idonee a garantire la trasmissione dell’atto al destinatario (art. 138 cpc);

b) l’impossibilità di eseguire la notifica risulti dalla relata di notifica, non potendo desumersi per implicito per avere l’ufficiale ricorso al procedimento ex 140 cpc.

Dunque, non è affatto sufficiente il rispetto delle tre formalità contemplate dall’art. 140 cpc, occorrendo altresì appurare se il ricorso al relativo procedimento fosse giustificato.

Dunque, dalla relata deve constare «la ricerca dei soggetti (nell’ordine portiere e vicino di casa) ai quali, in assenza del destinatario della notifica e di persone con lui conviventi o addette alla casa, l’atto avrebbe dovuto essere consegnato».

Quadro normativo. L’art. 60, dpr 600/1973 disciplina le modalità di notificazione degli atti tributari. Il 1° comma stabilisce che trovano applicazione le regole di cui agli artt. 137 ss. del cpc, fatte salve alcune eccezioni.

Tra queste eccezioni c’è quella contemplata alla lett. e), secondo cui quando nel comune nel quale deve eseguirsi la notificazione non c’è abitazione, ufficio o azienda del contribuente, l’avviso del deposito prescritto dall’art. 140 cpc, in busta «chiusa e sigillata», si affigge nell’albo del comune e la notificazione, ai fini della decorrenza del termine per ricorrere, si ha per eseguita nell’ottavo giorno successivo a quello di affissione.

La discussione sul punto si completa con la successiva lettera f), che esclude l’applicazione di alcune norme del cpc, tra le quali, per quanto qui interessa, l’art. 143, norma che disciplina la notificazione a persona di residenza, dimora o domicilio sconosciuti e che dunque nella sostanza è sostituita dalla previsione di cui all’art. 60, comma 1, lett. e) di cui si diceva sopra.

Tra le disposizioni applicabili (in quanto non richieste dalla lett. f)) c’è l’art. 140 cpc, che disciplina la notificazione a soggetto irreperibile:

Detto articolo stabilisce che:

– se non è possibile eseguire la notificazione;

– l’ufficiale deposita l’atto nella casa del Comune dove la notifica deve eseguirsi;

– affigge avviso del deposito in busta chiusa a sigillata (alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario);

– e gliene dà notizia con avviso di ricevimento.

Da una prima lettura potrebbe sorgere il dubbio che art. 60, comma 1, lett. e) dpr 600/1973 e art. 143 cpc possano sovrapporsi.

In realtà le situazioni descritte da queste due previsioni sono tra loro assai diverse.

L’art. 140 fissa le regole per il caso di irreperibilità «temporanea»: l’ufficiale giudiziario «sa» dove eseguire la notifica, ma il tentativo non va a buon fine perché:

a) il destinatario non è momentaneamente reperibile;

b) il destinatario è incapace o rifiuta di ricevere l’atto.

Questa situazione impone da un lato che la notifica non resti «bloccata», dall’altro che al destinatario sia assicurata l’informazione (della necessità dell’ufficiale giudiziario di provvedere alla notifica, d’onde la previsione della formalità di cui si è detto).

Ben diversa è la disciplina dell’art. 60, comma 1, lett. e) dpr 600/1973, che invece riguarda la cosiddetta «irreperibilità assoluta»: qui l’ufficiale non sa (mancando un’abitazione, un ufficio o una azienda) dove poter eseguire la notificazione, così non può che limitarsi ad affliggere l’atto.

Da quanto sopra esposto, è palese che i casi di notificazione ex 140 cpc sono molto frequenti nella prassi, mentre quelli di ricorso alla speciale procedura di cui alla lett. e) decisamente rari.

Conclusioni. La sentenza è molto rilevante sul piano pratico in quanto l’utilizzo di questa forma di notificazione è frequente nella pratica.

La giurisprudenza si era, infatti, prevalentemente preoccupata del problema degli effetti della mancanza dei requisiti affinché la notifica ex 140 cpc potesse ritenersi perfezionata, ma molto meno delle attività di cui l’ufficiale notificatore deve dare atto.

Un tema connesso e molto attuale consiste nello stabilire se, riguardo all’impossibilità di eseguire la notifica presso la sede legale di una società, il notificatore possa o debba tentare la notifica al legale rappresentante della stessa.

Si tratta di un criterio sussidiario imposto dall’art. 145 Cpc, applicabile anche alla fattispecie, e quindi in prima approssimazione si deve fornire risposta positiva.

In realtà, viene in gioco anche la previsione di cui all’art. 60 comma 1, lett. c), dpr 600/1973, secondo cui la notifica va effettuata nel comune costituente domicilio fiscale del destinatario. Sulla base di questa premessa, la Corte di cassazione, con la sent. 20/2/2006 n. 3618, ha stabilito che l’azione del criterio sussidiario di cui all’art. 145 cpc è condizionata alla circostanza che l’amministrazione della società risieda nel comune di domicilio fiscale della società.

Ne consegue che, stante l’impossibilità di notificare l’atto presso la sede sociale, l’ufficiale può provvedere alla notificazione previa affissione all’albo comunale ex art. 140 cpc senza adottare le formalità ex art. 145 cpc.

Ragionando per analogia a quanto osservato sopra riguardo alle persone fisiche poi, nell’ipotesi in cui la persona giuridica sia addirittura sconosciuta presso il domicilio fiscale dichiarato, l’ufficiale potrà ricorrere alla speciale procedura di cui all’art. 60, comma 1, lett. e), senza dunque nemmeno esperire le formalità di cui all’art. 140 cpc (Cass. 3015/2012 n. 8637).

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