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Avvisi per la sanatoria delle liti

di Antonio Criscione

L'agenzia delle Entrate si attiva a sostegno della chiusura delle liti pendenti. È allo studio, infatti, la possibilità di inviare a tutti i contribuenti che possono aderire alla sanatoria una lettera per segnalare l'opportunità offerta dalla manovra di luglio (Dl 98/2011, convertito dalla legge 111/2011).

Al momento, gli uffici stanno verificando la possibilità di indirizzare le lettere senza raggiungere soggetti che non possono accedere alla sanatoria, per evitare di creare situazioni di allarme.

Bisogna ricordare, infatti, che non tutte le liti di (verosimile) valore ridotto possono essere sanate. Inoltre, la norma dispone che «restano comunque dovute per intero le somme relative al recupero di aiuti di Stato illegittimi».

Per avere un quadro delle esclusioni, occorre ricordare che il comma 12 dell'articolo 39 del Dl 98/2011 ha stabilito che le liti possono essere chiuse se hanno valore non superiore a 20mila euro. Un'indicazione che sembra tagliare di netto in due l'universo delle liti pendenti. In realtà non è così, perché (si veda «Il Sole 24 Ore» del 9 settembre), questo riferimento esclude tutti i casi in cui il valore non è determinabile, e non sono pochi.

La norma limita espressamente le liti definibili a quelle relative a imposte gestite dall'agenzia delle Entrate: resta, quindi, escluso anche il contenzioso gestito dagli enti locali, oltre a quello relativo alle altre agenzie, come le Dogane e il Territorio.

Poichè la legge fa riferimento al criterio del valore, non si possono definire le liti che non hanno un importo definibile. Rientrano fra queste i casi in cui il contribuente ha impugnato il rifiuto a una richiesta di agevolazioni, o in cui la controversia è relativa alla rendita catastale. Allo stesso modo, restano fuori anche le cause per rimborsi rifiutati esplicitamente o attraverso il meccanismo del silenzio rifiuto. Una ricognizione di tutti i casi "dentro e fuori" avverrà verosimilmente nella circolare in fase di preparazione da parte dell'Agenzia.

Le eslcusioni riducono, dunque, il numero delle controversie sanabili. Secondo stime informali, in linea di massima le cause sotto i 20mila euro potrebbero arrivare fino al 60% di quelle pendenti, ma quelle che potenzialmente possono aderire alla sanatoria si dovrebbero attestare intorno alle 250mila. Si capisce, dunque, perché sono in molti a fare pressioni perché in una delle prossime manovre sia rivisto il tetto dei 20mila euro.

L'invito ai contribuenti tiene conto del fatto che in molti casi questi ultimi possono difendersi da soli davanti alle commissioni tributarie, se le cause sono inferiori ai vecchi cinque milioni di lire. Il contribuente che non si fosse informato in questo periodo sulla possibilità offerta dalla legge, non andrebbe ovviamente a sanarla.

Un capitolo a parte è quello di coloro che vengono assistiti da professionisti. Molti professionisti infatti stanno segnalando ai loro clienti la possibilità di chiudere, non solo per i casi di sicure sconfitte, visto che i giudizi non sono mai prevedibili in modo certo.

Ad ogni buon conto, l'Agenzia pensa di rivolgersi a tutti per informare sulla nuova possibilità. I versamenti per aderire alla sanatoria vanno, infatti, effettuati entro il 30 novembre 2011 in unica soluzione. Da qui la necessità di stringere i tempi anche nell'operazione avvisi ai contribuenti.

In ogni caso, la sanatoria si avvia alla fase operativa con un punto a favore: la Corte di cassazione ha ormai consolidato l'orientamento per cui la sanatoria delle liti pendenti non è in contrasto con le regole comunitarie che vietano il condono, anche se riguardano l'Iva, perché, in questo caso, non c'è una rinuncia generalizzata all'accertamento da parte dell'amministrazione finanziaria (si veda «Il Sole 24 Ore» del 24 settembre).

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