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Avvisi bonari, stop ai ricorsi

Per l’agenzia delle Entrate non è impugnabile l’avviso bonario, ma il successivo ruolo con la notifica della cartella di pagamento. A precisarlo è un comunicato di ieri dell’Agenzia in cui si chiarisce l’orientamento dell’amministrazione a seguito della sentenza 7344/2012 della Cassazione. I giudici di legittimità, con la citata sentenza, e in controtendenza rispetto ad un orientamento ritenuto consolidato della Suprema corte, hanno ritenuto immediatamente impugnabile la comunicazione di irregolarità inviata dall’Agenzia. La motivazione di tale interpretazione, contrariamente a quanto sembra emergere dal comunicato, per quanto discutibile, appare abbastanza precisa: l’atto in questione contiene una «pretesa impositiva compiuta» e, conseguentemente, il contribuente ha il diritto/obbligo di impugnare immediatamente detta pretesa.
Tale nuovo orientamento, come già segnalato (si legga «Il Sole 24 Ore» del 15 maggio scorso), comporterebbe molti problemi pratici ai contribuenti e all’amministrazione, in quanto, in presenza di un avviso bonario, occorrerebbe porre in essere tutte le regole vigenti sulla presentazione del ricorso. Vi sarebbe, innanzitutto, un problema di certezza della ricezione dell’atto perché, ad oggi, la maggior parte delle comunicazioni giungono con posta ordinaria e la data indicata è di parecchi giorni antecedente quella dell’effettiva spedizione.
Tali comunicazioni sono poi, non di rado, la conseguenza di errori formali: una volta ricevuti, il contribuente riesce a far rettificare detti errori. Ma tali correzioni avvengono, in genere, in un lasso temporale spesso superiore ai 60 giorni: diventando atto impugnabile il contribuente, prudenzialmente, rendendosi conto che in tempi brevi non è in grado di far rettificare l’errore, sarebbe costretto a ricorrere.
L’Agenzia, in buona sostanza, ha comunicato ieri di non condividere l’orientamento espresso in questa pronuncia dalla Cassazione. Precisa, pertanto, che riterrà inammissibili eventuali impugnazioni avverso dette comunicazioni, con la conseguenza che gli uffici si asterranno dal chiedere l’inammissibilità del ricorso contro il ruolo per mancata impugnazione dell’avviso bonario.
La precisazione dell’Agenzia è certamente importante. I contribuenti sono così a conoscenza dell’orientamento che terranno gli uffici in caso di contenzioso, anche se, evidentemente, la decisione di non impugnare un avviso bonario resta al contribuente stesso.
È ben noto, infatti, che nella fase contenziosa le interpretazioni dell’amministrazione (parte del processo, al pari del contribuente) non hanno alcun valore stante l’indipendenza del giudice chiamato a giudicare.
Vi è solo da sperare che, effettivamente, gli uffici si asterranno dal ritenere inammissibile il ricorso avverso il ruolo e non succeda, invece, ciò che spesso si verifica, ad esempio, in presenza di richiesta di sospensive giudiziali a seguito di avviso di accertamento. Nonostante, infatti, con varie circolari (e non comunicati) l’Agenzia, a livello centrale, abbia condivisibilmente affermato l’ammissibilità di tale richiesta di sospensiva, anche senza la notifica della successiva cartella, le commissioni tributarie sono piene di eccezioni di inammissibilità da parte degli uffici i quali, evidentemente, non seguono le direttive impartite dalla propria direzione.
Se dovesse verificarsi un simile comportamento anche per l’impugnazione dell’avviso bonario, sarebbe certo, un problema molto serio per i contribuenti.

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