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Avvisi bonari chiusi per ferie

Le comunicazioni al fisco sugli avvisi bonari chiudono per ferie. I contribuenti che riceveranno dall’Agenzia delle entrate una richiesta di documentazione nel mese di luglio a seguito dei controlli formali e automatizzati delle dichiarazioni avranno 30 giorni in più di tempo (vale a dire fino a fine settembre) per fornire chiarimenti e dimostrare la correttezza dei dati dichiarati.

Torna la possibilità di presentare gli F24 con saldo superiore ai 1.000 euro in formato cartaceo per i contribuenti privati (non titolari di partita Iva). Due novità che faranno parte del pacchetto sulle semplificazioni che non richiedono una copertura finanziaria che vedrà luce «entro maggio», mentre altre novità saranno previste nella legge di stabilità 2017. Tra le quali una generale «semplificazione» degli studi di settore, soprattutto per quanto riguarda alcune categorie professionali, mentre per le imprese nel lungo periodo «l’obiettivo resta quello di sviluppare nuovi modelli di compliance, estendendo l’adempimento collaborativo anche alle medie imprese».

L’annuncio del viceministro dell’economia e delle finanze, Luigi Casero, è arrivato ieri a Roma nel corso di una tavola rotonda con il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili e con la Fondazione nazionale dei commercialisti. Le novità che dovrebbero vedere la luce entro fine mese, o con un dlgs correttivo del n. 175/2014 o nel decreto legge finanza per la crescita, contemplano anche l’abolizione del registro delle lettere di intento (si veda ItaliaOggi del 5 maggio scorso).

Sarà previsto il rinnovo tacito per le opzioni ad alcuni regimi fiscali (consolidato, trasparenza, tonnage tax, regole Irap società di capitali), oggi da esercitare annualmente, come pure l’irrilevanza reddituale delle spese di trasporto anticipate dal committente al professionista (oggi lo sono solo quelle di vitto e alloggio). Allo studio pure l’abrogazione della comunicazione dei beni aziendali in godimento ai soci e dei finanziamenti, mentre dovrebbe venir meno l’obbligo di indicare nella dichiarazione dei redditi i dati dei contratti di locazione registrati.

Tra le misure a lungo termine sulle quali il governo sta lavorando ci sono «un chiarimento sull’autonoma organizzazione ai fini Irap e la digitalizzazione della comunicazione fiscale», spiega il viceministro. Negli interventi del direttore scientifico della fondazione, Giovanni Castellani, del consigliere Cndcec delegato alla fiscalità, Luigi Mandolesi, e del presidente nazionale, Gerardo Longobardi, sono stati molti i desiderata messi sul tappeto «non a vantaggio della professione, ma dell’intero sistema paese».

A partire dall’eliminazione dell’obbligo di dichiarare informazioni già in possesso dell’amministrazione, su cui Casero ha aperto a importanti cambiamenti, considerando che il contribuente italiano impiega due volte il tempo di un francese e tre volte quello di un tedesco per adempiere alla normativa tributaria. «Abbiamo ridotto di 11 giorni all’anno il tempo che i contribuenti destinano al pagamento delle tasse», rileva il viceministro, «ma possiamo fare di più e meglio».

Nonostante la concessione «che ci sarà sull’F24 cartaceo in particolari casi, perché non è giusto imporre agli anziani di recarsi dal commercialista», Casero ha affermato che il governo procederà con tutte le forze nella digitalizzazione del fisco, «che rappresenta lo strumento per un cambio di passo». Anche per la revisione profonda degli studi di settore («un sistema che ha una certa età») portando alla eliminazione di alcuni di essi.

Tra le richieste dei commercialisti su cui non si è ancora avuto riscontro da parte dell’esecutivo, invece, c’è l’abrogazione degli studi di settore per i professionisti, l’eliminazione della presunzione legale di redditività dei «versamenti non giustificati» sui conti correnti bancari, la limitazione soggettiva dell’obbligo di attivazione del Pos, la deducibilità integrale delle spese per l’aggiornamento professionale (ivi incluse le spese di vitto, alloggio e viaggio sostenute), l’abrogazione della rilevanza delle plusvalenze e minusvalenze e la possibilità di escludere dai beni plusvalenti gli immobili strumentali per destinazione (e se tali proposte non venissero accolte la deducibilità delle quote di ammortamento relative a immobili strumentali). E poi, ancora, l’incremento dell’attuale limite di 516 euro per la deducibilità in un’unica soluzione del costo dei beni strumentali, la deduzione dei contributi previdenziali dal reddito professionale e non da quello complessivo, l’irrilevanza ai fini reddituali dei rimborsi spese analitici e la conseguente indeducibilità delle spese rimborsate. Richieste onerose che saranno messe sul tavolo al momento di stilare la legge di stabilità 2017, dato che il decreto semplificazioni-bis dovrà essere a costo zero per l’erario.

Franco Adriano e Valerio Stroppa

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