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Avviamento, tutto da rifare

di Benito Fuoco e Nicola Fuoco 

La Ctr Lazio boccia la metodologia comunemente utilizzata dal fisco per rideterminare il valore dell'avviamento, nell'ambito delle cessioni d'azienda. È illegittima la valutazione operata sulla base della percentuale di redditività applicata sui ricavi dei tre esercizi anteriori al trasferimento, prevista dal dpr 460/1996; la stima dell'avviamento deve essere effettuata secondo specifici criteri di redditività che tengano in considerazione la potenza produttiva dell'apparato organizzativo e i costi di produzione.

Con queste motivazioni, che si evincono dalla lettura della sentenza n. 11/04/2011 dello scorso 20 gennaio, la Ctr Lazio ha confermato l'esistenza di una linea piuttosto garantista nel tutelare i contribuenti da verifiche che scaturiscono dalla mera e automatica applicazione di coefficienti matematici.

La metodologia comunemente seguita dagli agenti del fisco per rideterminare il valore dell'avviamento, come nel caso in trattazione, prende spunti dalla disciplina contenuta nel dpr 460/1996 (regolamento per l'attuazione delle disposizioni in materia di accertamento con adesione), norma che è stata poi sostituita dal dlgs 218/1997. Quest'ultimo provvedimento, tra l'altro, non ha importato dalla disciplina previgente il metodo di valutazione dell'avviamento basato sull'applicazione di una percentuale di redditività ai ricavi degli ultimi tre anni, né ha dettato una disciplina sostitutiva. Di fatto, quindi, non esiste nell'ordinamento tributario alcuna previsione circa le modalità di calcolo del valore di avviamento nell'ambito delle cessioni d'azienda. Nella vertenza esaminata, l'amministrazione finanziaria aveva dunque ritenuto di poter legittimamente applicare questo metodo, sposando una tesi dottrinale che riterrebbe ancora validi, sul piano applicativo, i parametri espressi dal vecchio dpr 460/1996.

Di parere completamente opposto la Commissione regionale romana, che ha ritenuto la metodologia applicata superata tanto da un punto di vista legislativo (la norma che la contiene è stata sostituita) quanto da un punto di vista sostanziale. «Questo collegio è dell'avviso che», si legge nella sentenza in commento, «la stima debba eseguirsi in base a criteri di redditività, determinando la potenza produttiva dell'organismo industriale, analizzandone i costi di produzione, esaminando, se possibile, i registri amministrativi dell'azienda cedente ed eseguendo ricerche e controlli tecnici ed economici adeguati». Di conseguenza, tutti gli accertamenti fiscali eseguiti sulla scorta di questo sistema valutativo obsoleto e contenuto da una normativa superata, saranno passibili di annullamento per carenza di motivazione. Al fine di legittimare la propria pretesa, il fisco dovrà adoperare metodi di valutazione specifici, che prevedano verifiche «sul campo», effettive e sostanziali, piuttosto che limitarsi all'applicazione di semplici coefficienti.

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