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Avviamento a valore invariato

di Andrea Vasapolli e Mario Bono

Il trattamento fiscale dell'avviamento relativo a un'azienda, già iscritto nel bilancio della conferente, per il caso in cui l'azienda sia oggetto di conferimento: è questo il tema della norma 181 emanata ieri dalla commissione Norme di Comportamento dell'Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili (Aidc). La commissione si propone di fornire un orientamento e un aiuto agli operatori nell'interpretazione delle materie di applicazione più controversa, esaminando gli aspetti tributari connessi a determinate operazioni.

L'avviamento, come rilevato da qualificata dottrina, dal punto di vista civilistico, è un'attività che si caratterizza per essere inscindibile dall'azienda a cui si riferisce. L'avviamento è una qualità dell'azienda e si trasferisce necessariamente con questa.

Il fatto che, in caso di conferimento d'azienda, il conferitario normalmente iscriva in contabilità l'avviamento dell'azienda ricevuta a un valore diverso da quello al quale lo stesso era iscritto nel bilancio della società conferente, è del tutto irrilevante, sia con riferimento alla natura dell'avviamento, sia in relazione alla disciplina fiscale dello stesso.

È anche irrilevante, per il suo necessario trasferimento unitariamente all'azienda conferita, che in capo al conferente l'avviamento avesse o meno rilevanza fiscale.

Dopo aver analizzato la natura giuridica dell'avviamento, le disposizioni applicabili dei principi contabili nazionali e internazionali e la normativa fiscale in vigore, la Commissione Aidc è arrivata alla conclusione che nel caso di conferimento di un'azienda, in relazione alla quale sia già iscritta nella contabilità del conferente una posta a titolo di avviamento, quello che il conferitario iscrive nella propria contabilità è il medesimo avviamento che già sussisteva in capo al conferente.

Questo anche se tale avviamento viene iscritto nella contabilità del conferitario per un valore diverso (superiore o inferiore) rispetto a quello al quale era iscritto nella contabilità del conferente.

Ne consegue che il conferitario subentra nel valore fiscale che l'avviamento aveva in capo al conferente e ciò a prescindere dal valore al quale lo stesso viene iscritto nella contabilità del conferitario.

Questa interpretazione è coerente con la disposizione dell'articolo 176, comma 1, del Tuir e con quanto previsto dal decreto ministeriale 25 luglio 2008 attuativo della disciplina del riallineamento dei valori, così come dall'articolo 86 dello stesso Tuir sulla cessione d'azienda, anche se si pone in contrasto con l'interpretazione a cui è arrivata l'Amministrazione finanziaria con la Circolare 8/E dell'agenzia delle Entrate del 4 marzo 2010.

Alle conclusioni raggiunte dalla Commissione consegue, inoltre, che il conferente assume come valore della partecipazione ricevuta lo stesso valore fiscale che aveva l'azienda conferita nel suo complesso, ivi incluso, quindi, l'eventuale valore fiscale dell'avviamento precedentemente iscritto nella contabilità del conferente.

 

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