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Avocat nel mirino

Non solo abogados, ora gli ordini forensi devono fare i conti anche con gli avocat. In un anno, infatti, si sono moltiplicate le richieste di iscrizione da parte di avvocati stabiliti provenienti dalla Romania. Che nella maggior parte dei casi hanno ottenuto l’abilitazione presso una struttura parallela non autorizzata. Il ministero della giustizia, che si è mosso ad aprile scorso richiedendo informazioni alle autorità rumene, ha quindi inviato nei giorni scorsi una nota al Consiglio nazionale forense chiarendo qual è l’unica istituzione riconosciuta competente a rilasciare il titolo di avvocato, anche ai fini dello stabilimento in altro stato dell’Unione europea: la Unbr. L’orientamento è stato reso noto ieri dal Cnf.

Tutto nasce dal fatto che la denominazione dell’autorità competente romena è pressoché identica a quella della c.d. Unbr – «struttura Bota», che si differenzia dalla prima, specifica il Cnf, solo per quanto riguarda la sede, «che non si trova presso il Palazzo di Giustizia di Bucarest, bensì in Str. Academiei, nn. 4-6, sempre in Bucarest. Ricordiamo che la vicenda nasce dalle segnalazioni pervenute al Consiglio dell’ordine di Tivoli, che ha disposto indagini conoscitive in merito alla legittimità e legalità di iscrizioni ad albi degli avvocati Unbr, richiedendo informazioni alle autorità competenti italiane e rumene. Ad aprile scorso, poi, via Arenula ha inviato una richiesta di «informazioni specifiche alle competenti autorità rumene, in base al fatto che effettivamente sembrerebbe sussistere, accanto a un percorso legittimo e regolare per diventare avvocato in Romania, un percorso alternativo privo di legittimità, presumibilmente facente capo alla Unbar parallela facente capo a Pompiliu Bota».

Muro contro i falsi avocat. Il Cnf da parte sua ha quindi avviato un monitoraggio sugli ordini forensi che sta confermando l’importanza della dimensione della «via rumena», documentata per la prima volta da ItaliaOggi (si veda IO del 14 febbraio 2013). Nella circolare, in particolare, il Consiglio nazionale, ai sensi dell’art. 35, comma 1, lett. f) della legge n. 247/12, invita gli ordini circondariali a voler adeguare le prassi amministrative in essere alle indicazioni fornite dal ministero. Il Cnf sottolinea poi che è «assolutamente necessario, come indicato anche nella nota del ministero, che gli ordini circondariali provvedano a respingere le domande di iscrizione nella sezione speciale avvocati stabiliti formulate da parte di soggetti che abbiano ottenuto il titolo da parte di istituzioni diverse da quella riconosciuta competente dall’ordinamento romeno.

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