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Avanza l’ultradestra tengono i moderati Draghi: “Ora risposte”

Un’avanzata generale, con qualche rara eccezione, del populismo eurofobo, che trova in Marine Le Pen, trionfatrice in Francia, una possibile leader; una flessione del fronte moderato, che conserva tuttavia la maggioranza relativa nell’europarlamento; un’astensione ancora molto alta al 57 per cento, ma stabile rispetto a cinque anni fa, con una leggera ripresa a ovest e le urne disertate in Europa centrale, dove le popolazioni sono paradossalmente favorevoli all’Ue. Appena arrivate le prime proiezioni, Jean-Claude Juncker ha rivendicato per sé, candidato del Partito popolare europeo, il compito di cercare una maggioranza per diventare presidente della Commissione. Il suo rivale socialdemocratico, Martin Schulz, ha invece rifiutato di riconoscersi sconfitto, chiedendo di aspettare i risultati e in particolare quelli italiani. Il presidente uscente Manuel Barroso si è appellato ai partiti pro-Ue perché «si mettano assieme». Secondo le proiezioni, il Ppe potrebbe avere 212 seggi, una sessantina in meno, seguito dai socialisti con 185 (undici in meno). Gli euroscettici potrebbero avere circa 140 seggi su 751, ma non potranno certo coabitare tutti insieme: i grillini, per esempio, hanno fatto subito sapere di non aver intenzione di unirsi al Fronte nazionale. I partiti tradizionali, insomma, continueranno a governare l’Europa in una sorta di grande coalizione continentale, ma non potranno non tener conto del voto di ieri. L’estrema destra populista ha vinto in Francia, in Danimarca il primo partito è antiimmigrati. Sia pur ridimensionato, il M5S è sopra il 20%, l’Ukip di Nigel Farage in Gran Bretagna è primo con il 30,5%: se nell’europarlamento gli anti-Ue non arrivano al 20 per cento dei seggi, nelle realtà dei 28 voti nazionali il loro peso segnala un drammatico slittamento verso posizioni più radicali, seppur contraddittorie. La vittoria di Tsipras in Grecia (26%) si è accompagna al 9% dei neonazisti di Alba Dorata; in Spagna socialisti e popolari ottengono solo 30 seggi (ne avevano 47) e il movimento nato dagli Indignados fa il suo ingresso a Bruxelles con cinque rappresentanti. Solo in Germania le spinte populiste sono contenute. Il quadro è insomma problematico: i sostenitori della costruzione europea domineranno l’europarlamento con un’opinione pubblica sempre più scettica sulle ricette economiche di Bruxelles. Lo ha capito bene il presidente della Bce Mario Draghi: i cittadini europei, ha detto, «vogliono risposte per la crescita e la distribuzione. Ci guardano per avere soluzioni».

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