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Avanti l’operazione Unipol. Banche più forti nella fusione

MILANO — Il fallimento di Imco e Sinergia, le holding familiari dei Ligresti, pregiudica il salvataggio di Fonsai? È il primo interrogativo circolato non appena appresa la decisione del tribunale. «No», ha risposto Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, banca agente per il pool di istituti creditori di Premafin che mercoledì ha firmato l’accordo di ristrutturazione del debito. «Le due cose sono legate dal filo conduttore della famiglia Ligresti, ma le aziende sono separate». Piani separati e situazioni ben differenti, a cominciare dal fatto che la galassia familiare dei Ligresti non è quotata mentre lo è il gruppo da Premafin a Fonsai-Milano. Tanto è vero che sono in buona parte le stesse le banche che hanno firmato la ristrutturazione del debito garantendo a Premafin la continuità aziendale, mentre hanno contribuito ad affondare Sinergia e Imco con la «indisponibilità» a finanziare il piano salvagente.
Quali conseguenze legali avrà il fallimento delle due holding familiari che detengono il 20% di Premafin è difficile dirlo perché solo ora comincerà il lavoro di «scavo» nei conti e nella gestione che hanno portato al crac. Senza dubbio però la posizione della famiglia, stretta fra tribunale e creditori, si indebolisce ulteriormente. E il tempo non gioca a favore: i tentativi compiuti in questi mesi di rinviare decisioni, complicare situazioni, ritardare operazioni per guadagnare qualcosa o perdere meno, potrebbero «rivoltarsi» contro i Ligresti: il diverso atteggiamento delle banche nei piani del «condominio» ne è il primo segnale. O la prima conseguenza.
L’ultimo passo contro l’accordo firmato da Premafin con Unipol il 29 gennaio è di questi giorni: Jonella e Paolo Ligresti, che ieri ha annunciato le dimissioni dalla Milano per «determinare una discontinuità gestionale ed eliminare ogni possibile conflitto», hanno rigettato le condizioni su manleva e recesso dettate dalla Consob perché incompatibili con l’esenzione dall’Opa. I fratelli hanno poi votato sì all’aumento di capitale di Premafin riservato a Unipol per evitare il default della holding, ma hanno chiesto l’immediata valutazione di altre soluzioni ipotizzando la possibile ritirata bolognese in conseguenza della loro azione. I Ligresti guardano con maggior favore a Palladio Sator, anche perché il loro piano li terrebbe in sella con una Premafin azionista ancora di rilievo di Fonsai. Posizione già messa in discussione dalla decisione del tribunale, che diventa l’azionista di riferimento di fatto della holding. Fondiaria Sai ha scritto a Palladio e Sator formalizzando la disponibilità a una valutazione congiunta del loro piano e consentendo l’accesso a una due diligence, ma anche indicando la volontà di svolgere verifiche per acquisire formale evidenza della disponibilità dei due investitori dei fondi necessari per la ricapitalizzazione della compagnia. Sator e Palladio hanno preannunciato un esposto in Consob.
La ricaduta su Fonsai e Milano del crac è per il momento solo valutabile sulla carta in base alla esposizione verso Sinergia-Imco, oltre 260 milioni fra crediti, immobili da ricevere e fideiussioni. Ciò in teoria indebolisce il peso delle due società nella fusione con Unipol. Si andrà a una revisione dei concambi? La loro tenuta sarà senz’altro verificata da tutte le società coinvolte. Ma l’idea è che il fallimento delle holding dei Ligresti possa accelerare l’aggregazione.

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