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Avanti in 11 sulla Tobin tax

L’idea (controversa) di una tassa sulle transazioni finanziarie ha fatto ieri un nuovo passo in avanti. I ministri delle Finanze dei 27 hanno approvato a maggioranza qualificata la possibilità che questa nuova imposta venga adottata da 11 paesi dell’Unione attraverso una cooperazione rafforzata. La Commissione dovrebbe presentare nelle prossime settimane un testo legislativo che diverrà oggetto di difficili negoziati a livello governativo.
La scelta della cooperazione rafforzata è stata imposta dalla mancanza dell’unanimità tra i 27. Molti paesi – tra cui la Gran Bretagna, l’Irlanda e il Lussemburgo – si sono opposti a questa tassa che secondo loro potrebbe rendere l’Europa poco attraente da un punto di vista finanziario. Alla fine dell’anno scorso, la Commissione si era accertata che almeno nove paesi erano pronti ad adottare l’imposta attraverso una cooperazione rafforzata, la prima del suo genere in ambito fiscale.
In realtà, nel frattempo, gli stati membri sono saliti a 11. Questi sono Germania, Belgio, Austria, Slovenia, Slovacchia, Estonia, Francia, Italia, Spagna, Grecia, Portogallo. L’Olanda ha lasciato intendere che potrebbe prendere parte all’iniziativa. «Il passaggio di oggi – ha detto il ministro delle Finanze irlandese Michael Noonan, presidente di turno dell’Ecofin – è stato puramente procedurale. Della sostanza si parlerà nei prossimi mesi».
Il commissario al Fisco Algirdas Semeta presenterà un’ipotesi di testo legislativo entro fine febbraio. Il pacchetto non si discosterà molto dalla proposta che l’esecutivo comunitario aveva messo sul tavolo nel 2011. Dal canto suo, Noonan ha ricordato che le prossime discussioni a livello governativo avverranno comunque a 27, non a 11. «Nessun paese ha posto condizioni o limiti», ha detto il ministro. È probabile tuttavia che gli stati che si oppongono tenteranno di influenzare il testo finale.
Vi sono divisioni anche tra gli 11 paesi legati alla cooperazione rafforzata. I contrasti riguardano la base imponibile e l’uso da dare al gettito. C’è chi vuole usarlo per il bilancio nazionale – come l’Italia che prevede un incasso di un miliardo di euro all’anno, secondo il ministro dell’Economia Vittorio Grilli – e chi invece vorrebbe versare il denaro nel bilancio comunitario perché sia usato a livello europeo. Il gettito complessivo a 11 paesi potrebbe aggirarsi intorno ai 35 miliardi di euro all’anno.
Sulla tempistica entro la quale la nuova imposta potrebbe vedere la luce vi è grande incertezza. Semeta ha parlato ieri del 1° gennaio 2014, ma ha ammesso che molto dipenderà dall’andamento delle trattative. «La partita – spiega un alto responsabile europeo – è molto difficile. Mi chiedo francamente se verrà portata a termine tanto sono diverse le posizioni degli 11 paesi. Alcuni di questi hanno dato il loro benestare semplicemente per evitare l’isolamento, e sperando che non veda mai la luce».

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