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Avanti con i Cct, ma senza aspettarsi troppo

di Angelo Druisani

Non è casuale che, poco più di un mese fa, dalla Bce siano giunti segnali di moderazione nella gestione della politica monetaria. Il rialzo dei tassi avrà probabilmente una minore velocità e tra circa un anno il costo del denaro nella moneta unica potrebbe attestarsi all'1,75%, mentre ad inizio anno era previsto che avrebbe raggiunto il 2%entro fine 2011. Una frenata dettata dall’incertezza e dalle contraddizione del quadro generale. Politica Ma allora quale politica attuare nei portafogli obbligazionari? Allargare la loro composizione alle emissioni a cedola variabile è indispensabile, perché i rendimenti di mercato si porteranno con gradualità verso livelli superiori. Ma non ci si deve illudere sulla portata del cambio. Ancora per otto dieci mesi gli interessi che si percepiranno non saranno rilevanti. Solo da inizio 2012, probabilmente, le cedole assumeranno valori significativi. Quindi immettere in portafoglio i Cct di nuova generazione accanto a titoli societari, per un peso complessivo del 15-20%con l’obiettivo di salire poi fino al 30%a fine anno, potrebbe essere una strategia oculata. Ma perché un approccio tanto graduale a questa tipologia di strumenti, quando da più parti s'ipotizza un robusto aumento dell' inflazione? La difficile situazione dei debiti pubblici e la lentezza con cui il tasso di disoccupazione scende nelle economie mature stanno inducendo gli analisti a rivedere al ribasso le previsioni di crescita del prodotto lordo mondiale. Numeri Grazie agli incrementi della produzione nei paesi emergenti, il valore della ricchezza mondiale dovrebbe comunque aumentare del 4%circa a fine 2011. In area euro, la produzione tedesca dovrebbe salire di circa 3 punti, quella francese di 2, buona parte degli altri paesi faticosamente solo dell'1%. Nel primo trimestre, la Germania in realtà è andata a più 4,9%, la Francia a più 2,2%e Italia più 1%. La media d'area euro è del 2,5%. E’ possibile il ripetersi di tutti i dati nei prossimi trimestri, ma prevedibilmente sarà più contenuta la crescita tedesca. Immediato è stato il rialzo dell'inflazione. Ad aprile scorso il costo della vita è salito del 2,4%in Germania, contro l'1%dello stesso periodo del 2010. Per l'Italia è al 2,6%contro l'1,5%e per la Francia il 2,1%contro l'1,7%. In area euro è 2,8%a fronte dell'1,5%dello scorso anno. Se il dato d'area euro venisse reiterato nei prossimi mesi, la Bce dovrebbe alzare rapidamente il tasso ufficiale e portarlo ad un valore decisamente superiore a quello odierno, 1,25%. A precederlo, un generalizzato rialzo dei rendimenti sul mercato. In realtà, come si ipotizza un andamento più lento nell'incremento della produzione in Germania, nel corso dei prossimi mesi ci si aspetta anche un dinamismo molto più contenuto nell'aumento del costo della vita. Lentezza Complice, probabilmente, un calo dei prezzi delle materie prime, petrolio in testa, perché la domanda globale dovrebbe comprimersi, in vista di una minore crescita della spirale produzione consumi. La lentezza con cui le aziende riassumono i dipendenti a suo tempo licenziati non potrà non avere riflessi negativi sulla propensione ai consumi. Chi produce non potrà aumentare i prezzi di vendita, se non in misura marginale, perché rischierebbe di riempire i magazzini, anziché le case dei consumatori. Se questa ipotesi troverà conferma, sarà sì inevitabile assistere ad un rialzo del costo della vita, ma si riscontrerà un aumento di dimensioni di poco superiori al 2%.

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