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Autotutela pro-fisco

di Debora Alberici

Autotutela pro-fisco. L'amministrazione può infatti sostituire un avviso di accertamento, sprovvisto delle aliquote Irpef e già impugnato, con un atto successivo.

A questa conclusione è giunta la Corte di cassazione che, con la sentenza numero 4372 del 23/2/2011, ha respinto il primo e il terzo motivo del ricorso presentato da un contribuente che contestava un secondo avviso di accertamento, secondo lui integrativo del primo già impugnato. Due i paletti fissati da piazza Cavour: sulla lite fiscale (instaurata sul primo atto) non dev'essersi formato il giudicato e poi, non dev'essere scaduto il termine per l'accertamento. Al di là di questo, ha spiegato la sezione tributaria, questa seconda notifica, in via di autotutela, non è, dice a chiare lettere la Cassazione, una vera e propria integrazione quindi è legittima. «Il potere di accertamento integrativo», si legge in sentenza, «ha per presupposto un atto (l'avviso di accertamento originariamente adottato) che continua ad esistere e non viene sostituito dal nuovo avviso di accertamento, il quale, nella ricorrenza del presupposto della conoscenza di nuovi elementi da parte dell'ufficio, integra e modifica l'oggetto e il contenuto del primitivo atto cooperando all'integrale determinazione progressiva dell'oggetto dell'imposta, conservando ciascun atto la propria autonoma esistenza ed efficacia, con tutte le conseguenze che ne derivano anche in tema di impugnazione». Non basta. Secondo il collegio, «l'atto di autotutela, al contrario, assume ad oggetto un precedente atto di accertamento che è illegittimo, e al quale si sostituisce con innovazioni che possono investire tutti gli elementi strutturali dell'atto, costituiti dai destinatari, dall'oggetto e dal contenuto e può condurre alla mera eliminazione dal mondo giuridico, del precedente o alla sua eliminazione e alla sua contestuale sostituzione con un nuovo provvedimento diversamente strutturato». Insomma, di fatto, l'integrazione (anche se la Cassazione evita accuratamente questa nomenclatura) di un atto dell'amministrazione finanziaria incompleto è ora possibili mediante lo strumento dell'autotutela. La vicenda riguarda una coppia di contribuenti sardi che avevano ricevuto un primo avviso di accertamento Irpef, privo delle aliquote. Subito lo avevano impugnato e, prima ancora che finisse il giudizio, il fisco aveva spiccato un secondo accertamento, annullando (in autotutela) il primo. A questo punto la Ctr aveva interrotto il processo perché il secondo atto impositivo valeva come integrazione del primo. I due hanno impugnato questa decisione in Cassazione puntando il dito sull'inammissibilità, nella fase amministrativa, dell'integrazione degli atti fiscali.

Ma i giudici di piazza Cavour hanno respinto questa tesi sostenendo che il secondo accertamento, questo volta completo delle aliquote, non era un'integrazione del primo ma un atto completamente nuovo che lo andava a sostituire.

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