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Autotutela, il fisco parla chiaro

Le comunicazioni ed i modelli fiscali si adeguano allo statuto del contribuente. Il fisco prova ad abbandonare il linguaggio tecnico-burocratico e riscrive ben 65 modelli e istanze per renderli più comprensibili ai contribuenti. L’operazione, denominata «fisco in chiaro» (si veda ItaliaOggi di ieri), passa dunque per la riscrittura di atti ed istanze utilizzati frequentemente dai contribuenti dai quali scompaiono i riferimenti normativi, i tecnicismi, il linguaggio prettamente giuridico e amministrativo e trovano invece spazio parole semplici, snelle ed intuitive.

Il tutto in adempimento dei precetti contenuti nel terzo comma dell’articolo 6 della legge 212 del 2000 ai sensi del quale l’amministrazione finanziaria deve assumere iniziative volte a garantire che i modelli e le comunicazioni siano «..comprensibili anche ai contribuenti sforniti di conoscenze in materia tributaria».

Per comprendere la portata innovativa dell’operazione prendiamo ad esempio due istanze frequentemente utilizzate dai contribuenti: la richiesta di riesame in autotutela e i questionari utilizzati dal fisco per la richiesta di dati e notizie.

Mettendo a confronto il modello utilizzabile dal contribuente per la richiesta di riesame in autotutela di un atto nella versione precedente al restyling sopra descritto e quello attuale la differenza è immediata.

Il primo si apriva con la richiesta al contribuente dell’indicazione della tipologia dell’atto per il quale si richiedeva il riesame stesso (avviso bonario, cartella/comunicazione di pagamento, avviso di accertamento, atto di contestazione, comunicazione di irregolarità, rigetto istanza di rimborso, altro), il numero e la data dell’atto stesso e della sua notifica. La nuova istanza per l’esercizio dell’autotutela si apre invece con una semplice frase che da sola identifica il senso dell’intero modello: «Con questo modello il contribuente può chiedere all’Amministrazione finanziaria il riesame di un atto che ritiene sia da correggere o annullare». Seguono poi, ovviamente i dati del contribuente e il tipo di atto da riesaminare che deve essere scelto dal contribuente all’interno di un elenco contenuto nell’istanza stessa.

Oltre a tali facilitazioni, sia nella lettura che nella compilazione, il nuovo modello di istanza in autotutela prevede poi espressamente la seguente dicitura, la cui assenza aveva tratto in passato in inganno più di un contribuente, ovvero: «Sono consapevole che questa richiesta non sospende i termini per la proposizione del ricorso alla Commissione tributaria (in caso di atti impugnabili)». In questo modo il contribuente sa immediatamente che la richiesta che sta per inoltrare all’ufficio non bloccherà i termini indicati nell’atto ricevuto e che di conseguenza, in assenza di risposta da parte dell’ufficio stesso, dovrà necessariamente attivarsi per evitare che l’atto diventi definitivo. In questo caso, come si può facilmente comprendere, siamo di fronte non ad una pura e semplice riscrittura e riformulazione di un atto amministrativo ma ad un vera e propria operazione di trasparenza e di correttezza da parte dell’amministrazione finanziaria nei confronti del cittadino. Una specie di rivoluzione.

Un fisco fruibile da tutti non può nascondere i reali effetti di un atto presentato dai contribuenti ma deve innanzitutto mettere in guardia gli stessi dalle effettive conseguenze che tale atto è in grado di produrre.

Stessa tecnica di riscrittura e stessi risultati anche per i questionari per la richiesta dati al contribuente. Il nuovo modello si apre con una frase estremamente semplice che consente al contribuente di comprendere immediatamente lo scopo dell’atto ricevuto. Gentile contribuente, si legge nella prima riga del nuovo modello, «con questa comunicazione La invitiamo a restituire il questionario allegato, compilato e firmato in ogni sua pagina, entro 15 giorni dalla data in cui lo ha ricevuto». Siamo lontani anni luce dalla prima riga del vecchio modello che recitava, in chiaro burocratese «il sottoscritto direttore, a norma dell’art. 32 del dpr 600/73 e dell’art. 62-sexies, comma 2,del dl 30/8/1993, n 331, convertito in legge 29/10/1993 n 427?». Un linguaggio più semplice e di immediata comprensione anche per i non addetti ai lavori. Proprio quello che più di dodici ani fa il legislatore aveva previsto quando varò lo Statuto dei diritti del contribuente.

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