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Autotrasporto al ribasso

Le tariffe minime per il trasporto merci su strada in conto terzi, applicate in Italia, violano le norme europee, specie se a fissarle sono accordi tra le parti. Cioè tra le associazioni dei Tir e quelle dei committenti.

È quanto si legge in una sentenza della Corte di giustizia europea depositata ieri 4 settembre (cause riunite da C 184/13 a C 187/13, C 194/13, C 195/13 e C 208/13). I magistrati comunitari si sono espressi a seguito della decisione del Tar Lazio di rimettere alla loro attenzione la valutazione circa la compatibilità con il diritto della Ue dei provvedimenti nazionali che fissano i costi minimi di esercizio, al fine di assicurare la sicurezza stradale. In sostanza, la Corte non ha negato che la tutela della sicurezza stradale possa costituire un obiettivo legittimo, ma la determinazione dei costi minimi d’esercizio decisa da una consulta o da un osservatorio composto principalmente da operatori del settore, «non risulta idonea né direttamente né indirettamente a garantirne il conseguimento». Peraltro il diritto interno «si limita a prendere in considerazione, in maniera generica, la tutela della sicurezza, senza stabilire alcun nesso tra i costi minimi d’esercizio e il rafforzamento della sicurezza stradale». Nel senso che «una normativa nazionale è idonea a garantire la realizzazione dell’obiettivo addotto solo se risponde realmente all’intento di raggiungerlo in modo coerente e sistematico». Questi presupposti, afferma la sentenza, portano a rilevare che «sebbene si reputi che il costo minimo, ai sensi dell’art. 83-bis del dl 112/2008, rappresenti l’importo minimo oggettivamente determinato al di sotto del quale non sarebbe possibile adempiere gli obblighi imposti in materia di tutela della sicurezza stradale, la normativa prevede tuttavia delle deroghe. Così, in forza dell’articolo 83-bis, comma 4-quater, la determinazione del corrispettivo è rimessa all’autonomia negoziale se le prestazioni di servizi siano effettuate entro il limite di 100 km giornalieri e il comma 16 prevede la possibilità di derogare mediante accordi di settore al costo minimo fissato dall’osservatorio». Peraltro, conclude la sentenza, «esistono moltissime norme, riguardanti la sicurezza stradale, che costituiscono misure più efficaci e meno restrittive, come le norme dell’Unione in materia di durata massima settimanale del lavoro, pause, riposi, lavoro notturno e controllo tecnico degli autoveicoli, la cui stretta osservanza può garantire effettivamente il livello di sicurezza stradale adeguato». Del resto, aggiunge infine, i vincoli previsti non permettono al vettore di provare che esso, nonostante offra prezzi inferiori alle tariffe minime stabilite, si conformi pienamente alle disposizioni vigenti in materia di sicurezza.

Reazioni. Insorge Confartigianato: «I padroncini sono a rischio estinzione. Ciò in quanto, abbiamo i costi di esercizio più alti d’Europa per colpa di un deficit infrastrutturale spaventoso. Senza contare che il settore è costretto a sostenere delle spese vertiginose per la copertura assicurativa degli automezzi, per l’acquisto del gasolio e per i pedaggi autostradali». Soddisfazione, invece, da parte di Confindustria che ha confermato quello che le imprese avevano contestato fin dall’introduzione della normativa nazionale: non esistono collegamenti tra i costi minimi e l’obiettivo della sicurezza stradale, invocata in modo strumentale per giustificare l’adozione di un regime tariffario obbligatorio per i servizi di autotrasporto.

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