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Autostrade, ultimatum di Cdp “Accordo entro una settimana”

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, la Cassa depositi e prestiti, dopo essere arrivata ad un passo dalla rottura, ha inviato una nuova lettera di apertura alla società. Così da un lato il cda ha varato lo schema “dual track” già anticipato – vendita in blocco dell’88% o scissione della partecipazione sottolineando che «il processo è rivolto sia a Cassa che ad altri investitori istituzionali». Dall’altro Cdp, ha scritto ad Atlantia una lettera in cui manifesterebbe disponibilità a riprendere i negoziati. Tuttavia, Cdp continua ad insistere che si aspetta una risposta positiva di Atlantia alle sue condizioni – in primis la manleva – e soprattutto mette un limite temporale – una settimana – per accettarle. In assenza di un riscontro positivo da parte di Atlantia ai paletti ribaditi nella lettera, sembra di capire che la trattativa verrebbe considerata definitivamente rotta. Secondo alcuni osservatori si sta davvero avvicinando il momento della verità. In questo filone di pensiero Atlantia sa benissimo quali sono le condizioni poste e anche quali cambiamenti il governo è disposto ad accettare rispetto allo schema iniziale; ora resta da capire se c’è la volontà di chiudere, in un contesto in cui davvero il tempo sta per finire. Due giorni fa si erano incontrati i vertici di Aspi e la stessa Cdp, evidentemente senza capirsi molto se la Cassa è sembrata sul punto di rompere definitivamente la trattativa.
Ma da tempo la complessa trattativa si alimenta di alcuni passi in avanti e molti passi indietro. Ad esempio ieri pare sia stata recapitata anche ad Aspi una lettera, firmata dal segretario generale della presidenza del Consiglio, e dai capi di gabinetto di Mit e Mef, in cui si conferma l’impianto dell’accordo transattivo, articolo 10 compreso (quello che lega l’accordo all’ingresso di Cdp e che Atlantia rifiuta in questa formulazione). Al momento, le posizioni rispetto agli accordi annunciati il 14 luglio scorso sembrano molto distanti. Ma se si riprende a trattare con l’obiettivo di chiudere tutto può ritornare possibile. Tornando alle decisioni prese ieri da Atlantia, entrambi i processi sono soggetti ad una serie di condizioni. La principale probabilmente è che venga firmato l’Atto transattivo tra Aspi e ministero dei Trasporti; dunque, che si risolva positivamente il procedimento di potenziale revoca della concessione dopo la tragedia del Ponte Morandi, con la contestuale definizione del nuovo piano tariffario della società. Queste sono condizioni essenziali per dare un prezzo ad Aspi, ma nel braccio di ferro tra il governo e le società coinvolte -Atlantia e Aspi – la parte pubblica subordina la chiusura del procedimento all’uscita di Benetton/Atlantia e alla conclusione positiva della trattativa con Cdp, mentre le società rifiutano quello che considerano un aut aut: sono pronte a vendere “anche” a Cdp, ma non esclusivamente.
Il consiglio di Atlantia, oltre a cooptare Lucia Morselli, ha deliberato anche gli altri dettagli dell’operazione, che verranno sottoposti all’assemblea il 30 ottobre. Oltre alla vendita all’asta di Aspi c’è dunque la scissione parziale e proporzionale. In pratica, Atlantia distribuisce pro quota il 55% di Aspi ai suoi azionisti (Benetton, ma anche il flottante, il fondo Tci e la Fondazione Crt, che ieri si è espressa a favore di trattative volte al conseguimento di soluzioni concordate per il bene del Paese). In realtà le azioni vengono messe in una newco che si troverà a sua volta quotata, e saranno le azioni della newco ad andare ai soci Atlantia. Il residuo 33% di Aspi verrà conferito – sempre da Atlantia – direttamente alle newco. La controllante ne resterà inizialmente in possesso, ma anche questa quota è destinata ad essere ceduta da Atlantia. E qui potrebbe rientrare in gioco Cdp, che nello schema iniziale puntava appunto ad avere il 33% di Aspi (ma attraverso un aumento di capitale dedicato e indicando altri acquirenti per una quota aggiuntiva). Tra le altre condizioni sospensive dell’accordo c’è il rimborso integrale da parte di Aspi del finanziamento concesso da Atlantia (900 milioni, di cui attualmente 450 utilizzati).

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