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Autostrade, tocca a Cdp e fondi Prima l’aumento e poi la Borsa

Il primo obiettivo è firmare un memorandum con Cassa Depositi e Prestiti per il 27 luglio, non prima di avere incassato il definitivo sigillo dell’esecutivo rispetto allo schema di pre-accordo siglato all’alba di ieri tra governo, Aspi e Atlantia. Uno schema finito sul tavolo dei board delle due compagnie che, riunitisi nella giornata di ieri, hanno preso atto del colpo di coda finale della trattativa con il premier Giuseppe Conte e i ministeri competenti, Mit e Mef. Stretta che ha definitivamente fatto cadere l’ipotesi della revoca della concessione in capo ad Autostrade a favore di una prima “nazionalizzazione” dell’asset e in vista poi di una trasformazione dell’azienda in public company.

Un disegno, studiato da Gianni Mion stesso, presidente di Edizione, che ha ricevuto il plauso del mercato che ora scommette su dieci giorni di trattativa serrata tra le parti per definire l’intesa ma che intanto ha voluto festeggiare la fine del lungo periodo di incertezza: sono passati quasi due anni dal crollo del Ponte Morandi durante i quali si sono rincorse le ipotesi più svariate rispetto a quello che poteva essere il destino del gruppo. Questo è bastato a spingere nuovamente in alto le quotazioni della holding che ha archiviato le contrattazioni in progresso del 26,6% a 14,49 euro. Il mercato ha dunque promosso l’accordo che porterà progressivamente Atlantia fuori dal capitale del concessionario italiano. Ciò si realizzerà attraverso due distinte procedure che si concretizzeranno quasi contestualmente. In particolare, il primo step prevede l’ingresso di Cdp in Aspi con una quota del 33% attraverso un aumento di capitale compreso tra i 3 e i 3,9 miliardi (a seconda delle valutazioni). Sarà un’iniezione di mezzi freschi riservata alla sola Cdp il che significa che oltre ad Atlantia si diluiranno anche i soci esteri già presenti nella compagine, ossia Allianz, Edf e Silk Road che insieme hanno complessivamente il 12%. Il valore definitivo d’ingresso sarà invece stabilito a valle delle perizie che verranno appositamente eseguite da banche d’affari selezionate e poi asseverate da un esperto. Ad oggi l’indicazione prevalente è per una valutazione dell’asset, stante la Rab (regulatory asset base), intorno a 11 miliardi. Allo stesso tempo – come anticipato da Radiocor – verrà ceduto da Atlantia, al medesimo prezzo, il 22% di Autostrade a investitori qualificati indicati da Cdp, tra questi quasi sicuramente Blackstone mentre sarebbe meno convinta la posizione di F2i. Il fondo, stante i termini dell’intesa, guarderebbe ora con cautela all’intero dossier. Mentre resterebbe fortemente interessato Macquarie. Come detto, però, toccherà a Cassa indicare chi farà parte della cordata per il concessionario. Cordata che potenzialmente potrebbe poi ritrovarsi riunita in un veicolo, guidato da Cdp con il 60% del capitale.

Una volta completato questo primo passaggio quasi contestualmente verrà realizzato lo scorporo di Aspi da Atlantia con l’attribuzione ai soci della holding delle azioni Autostrade. In quest’ottica, la nuova compagine vedrà la Cassa momentaneamente sempre al 33% e gli investitori al 22% (55% complessivo), la Edizione/Sintonia della famiglia Benetton all’11,3%, i soci esteri (Appia e Silk Road) all’8%, Gic al 3,1% e Fondazione Crt attorno al 1,8%. A questo punto, però, verrà messo in pista anche il debutto in Borsa della società che dovrà avere un flottante di almeno il 50%. In questo quadro è possibile che Cassa, gli istituzionali o Benetton possano decidere di limare le loro partecipazioni. In che misura si vedrà. L’intero processo, anche per semplici questioni burocratiche, richiederà almeno sei mesi ma il primo tassello potrebbe realizzarsi già a settembre con l’obiettivo di chiudere il tutto nei primi mesi del 2021.

Quanto all’interesse dei fondi e di Cdp stessa sono i numeri che giustificano in parte un investimento così ambizioso. Sebbene la potenziale nuova convenzione abbia termini differenti rispetto a quelli fino a oggi garantiti ad Autostrade, il rendimento resta rotondo. In particolare, nell’ambito dell’accordo è stato fissato un incremento annuo della tariffa dell’1,75% sufficiente per remunerare il piano di investimenti da 14,5 miliardi a fine concessione. Stando alle prime stime, infatti, i pedaggi garantirebbero un ritorno netto vicino al 7%. Abbastanza per attrarre nuovi investitori. Anche Macquarie ieri ha voluto ribadire la propria attenzione, vista la presenza pubblica nel capitale con Cdp e la permanenza, seppur con una quota ridotta, dei Benetton.

Ora c’è solo da capire in che tempi verrà rivoluzionata la governance di Aspi. A settembre potrebbe già esserci il cambio della guardia e dunque un potenziale riassetto di vertice. Luigi Ferraris, ex ad di Terna, è stato indicato come il potenziale super commissario. A lui, dunque, in futuro potrebbero essere consegnate le chiavi della concessionaria. Quanto al destino di Atlantia senza Aspi, lo scorso anno la holding ha ricavato da Autostrade il 13% dei propri utili. Somma alla quale la compagnia dovrà rinunciare ma in prospettiva potrebbe impiegare le risorse raccolte con l’uscita dalla rete italiana in un business con rendimento anche più favorevole, come quello delle torri. Non a caso proprio nei giorni scorsi ha modificato i termini dell’accordo con Edizione su Cellnex.

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