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Autostrade, stop dal Governo: no alla scissione senza Cdp

Il governo si prepara ad alzare i toni nel confronto con Atlantia sulla delicata questione dell’uscita da Autostrade per l’Italia. Ieri un vertice dell’esecutivo, presenti anche i ministri competenti, ossia Paola De Micheli del ministero delle Infrastrutture, e Roberto Gualtieri del Mef, ha definito i prossimi passi sul dossier. E dalla riunione è emerso un orientamento piuttosto netto: il governo intende chiedere alla holding di mettere il proprio sigillo al nuovo atto di concessione e di rispettare i termini dell’intesa concordata lo scorso luglio.

Una presa di posizione che, tuttavia, rischia di generare un nuovo scontro con la cassaforte della famiglia Benetton. Sul primo punto, infatti, la holding non ha intenzione di cedere: se il piano economico finanziario ha di fatto messo tutti d’accordo, diversamente l’atto transattivo, nella parte in cui collega il pef all’ingresso di Cassa Depositi e Prestiti nella partita, non raccoglie assolutamente il consenso della compagnia. Allo stesso modo, sostengono in Atlantia, lo scorso luglio non è stato firmata alcuna intesa. La holding si è impegnata ad uscire dal capitale ed è quello che intende fare ma, si precisa, non può essere l’esecutivo a decidere termini, condizioni e partner a cui cedere il corposo pacchetto di azioni.

Tant’è che, allo stato attuale, come riferito da Radiocor, è previsto che il consiglio di amministrazione della società convocato per domani prosegua spedito verso l’avvio del percorso di valorizzazione già stabilito dal cda di inizio agosto: ossia vendita diretta dell’88% di Aspi oppure scissione dell’asset con conseguente convocazione dell’assemblea per dare vita allo scorporo e che, nel caso, dovrebbe tenersi a inizio novembre.

Da capire se un atto perentorio del governo potrebbe modificare l’iter in corso. Di certo lo scorso 15 luglio nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi il riferimento diretto a Cdp come nuovo azionista della concessionaria era ben esplicito e reiterato anche in più passaggi. Nella nota si può infatti leggere: «In vista della realizzazione di un rilevantissimo piano di manutenzione e investimenti, contenuto nella stessa proposta transattiva, Atlantia e Aspi si sono impegnate a garantire l’immediato passaggio del controllo di Aspi a un soggetto a partecipazione statale (Cassa depositi e prestiti – Cdp)». Nel comunicato era specificato anche come: «Attraverso la sottoscrizione di un aumento di capitale riservato da parte di Cdp». E proprio quest’ultimo passaggio potrebbe essere il tassello chiave a cui l’esecutivo potrebbe aggrapparsi per rimettere in discussione il percorso deliberato da Atlantia. In proposito, fonti vicine alla trattativa riferiscono che l’ultima opzione su cui si stava concentrando il negoziato aveva riportato d’attualita l’iniezione di mezzi freschi direttamente in Aspi. Rispetto al vecchio progetto, però, l’ingresso di Cdp e investitori vicini non dovrebbe avvenire contestualmente ma in due step. Prima Cassa metterebbe sul piatto i denari sufficienti a completare la ricapitalizzazione riservata, ridimensionando molto il peso della holding nel capitale fino al punto di spingerla attorno al 30% di Autostrade; poi la stessa Atlantia potrebbe gestire la vendita diretta di quello che rimane a investitori terzi. In questo modo verrebbe rispettato il desiderata dell’esecutivo di vedere Cdp attore forte della partita e quello della holding di veder valorizzato al giusto prezzo il proprio asset.

La situazione, appare però di difficile soluzione, almeno nell’immediato. Anche perchè, stanti le posizioni assai distanti su due temi chiave come manleva per il ponte di Genova e ripartizione del debito, di fatto i contatti tra Atlantia e Cdp nelle ultime settimane sono stati davvero rari. Se da un lato Cassa ha messo come condizione perentoria la concessione di una “garanzia”, dall’altro Atlantia ha sempre definito irricevibile tale richiesta. In sostanza è come se la trattativa si fosse fermata. Ora tuttavia, a valle anche della tornata elettorale che ha dato nuova stabilità al governo Conte, l’esecutivo ha deciso di prendere in mano il dossier con l’intento di sbloccarlo una volta per tutte, eventualmente anche andando allo scontro diretto.

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