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Autostrade, soluzione più vicina

 

MILANO Poco più di una settimana fa, con un intervento su Facebook, la ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture, la piddina Paola De Micheli, è stata chiara: «Abbiamo fatto un grande lavoro sulla verifica degli adempimenti e anche sulla verifica delle disponibilità che Aspi ha pubblicamente manifestato da dicembre in poi: abbiamo completato il lavoro e ci auguriamo che a breve ci possa essere il tempo e la possibilità di condividerlo con gli altri ministri». Ormai per le autostrade si attende proprio che l’esecutivo trovi il tempo e il modo di riprendere in mano la questione e avviare un processo di cessione che se prendesse corpo entro poche settimane potrebbe concludersi addirittura a giugno. Con un esito soddisfacente per tutti: l’approdo della maggioranza di Aspi a un gruppo di investitori italiani, e con un ombrello pubblico, costituito dal tandem tra F2i e la Cassa Depositi e Prestiti.

Dal tavolo al quale ha lavorato la De Micheli sarebbe alla fine scomparso lo spettro della revoca della concessione, a favore di uno scenario che prevede il cambio di controllo. Le parti interessate sono già al lavoro visto che è stata aperta la «data room», un passaggio indispensabile per la valutazione. Il cantiere non può però prescindere dalla definizione dei tre temi cruciali affrontati al ministero. Il nuovo piano tariffario da applicare, più leggero del precedente ma tale da non pregiudicare la salute finanziaria della società; il nuovo piano di investimenti ordinari e straordinari; e il più delicato nodo della multa-sanzione-risarcimento dopo la tragedia del ponte Morandi, che in varie forme sarà di qualche miliardo.

Con l’atteso via libera di tutto il governo — e della sua componente pentastellata, che si è appena giocata un ruolo di rilievo nelle nomine pubbliche — si dovrà poi passare alla definizione degli assetti societari. F2i, assistita da Intesa e Goldman Sachs, è già al lavoro con Atlantia (JpMorgan, Mediobanca e Merrill Lynch), sulla base di un paio di caposaldi: la cessione di una quota di maggioranza assoluta di Aspi ad un gruppo di investitori italiani. Atlantia possiede l’88% di Aspi. Il restante 12% è nelle mani di Edf, Silkroad e Allianz. In questo quadro la holding dei Benetton potrebbe restare in un primo momento come socio finanziario di minoranza, cedendo comunque almeno il 51%. Il fondo F2i di Renato Ravanelli, da parte sua, sta raccogliendo un gruppetto di investitori istituzionali italiani, e sarebbe già in fase molto avanzata. A tale scopo pensa a una raccolta fondi dedicata o al lancio di un nuovo veicolo.

La Cdp al momento non avrebbe un dossier aperto, ma già qualche settimana fa avrebbe avuto contatti con la proprietà di Aspi. Date le sue caratteristiche, Aspi rispecchierebbe comunque a pieno il profilo di investimento tipico della Cassa. Con il via libera da palazzo Chigi, e con l’assenso dei soci Mef e Fondazioni, la partita potrebbe iniziare. La valutazione di Aspi? Intorno agli 8-10 miliardi di euro. Con un limite minimo dato dal valore di un’impresa almeno in equilibrio economico, e uno massimo relativo alle richieste di Atlantia.

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