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Autostrade si separa da Atlantia Cdp: una settimana per l’accordo

 

Un negoziato che si gioca sul tempo. Con una nuova scadenza: Cassa Depositi ha mandato ieri una lettera alla holding Atlantia in cui stabilisce nei prossimi 7 giorni il tempo massimo per trovare un’intesa. Pretende il soddisfacimento di una condizione chiave: cioè che la holding controllata dai Benetton conceda la manleva ai nuovi azionisti che subentreranno nel capitale di Autostrade sollevandoli dalle responsabilità civilistiche per i danni indiretti che potrebbero scaturire dal processo in corso a Genova per il ponte Morandi.

Un ultimatum che arriva nel giorno in cui Atlantia, che controlla l’88,06% delle azioni, ha avviato formalmente l’operazione di separazione societaria del gestore autostradale. Il consiglio di amministrazione — avviando lo scorporo che archivia l’epoca del controllo della famiglia di Ponzano Veneto — lascia intatta una delle due strade che evidenzia la volontà di trovare un’intesa. Perché il board decide lo spin off del gestore conferendo l’intera partecipazione di controllo in una newco. Ma la spacchetta in due: il 55% finisce direttamente nella Acc (Autostrade Costruzioni e Concessioni Spa) per la successiva quotazione. L’altro 33% viene conferito nel medesimo veicolo ma potrebbe avere un destino diverso. Potrebbe essere venduta in maniera riservata alla Cassa ad una congrua valutazione, senza costringere il gruppo guidato da Fabrizio Palermo ad una procedura in cui il prezzo verrebbe fissato in maniera indipendente dal mercato. L’altra alternativa è quella di una vendita diretta della quota ad investitori nazionali ed internazionali. Ma serve più che altro a rassicurare gli azionisti a monte della catena, tra cui il fondo Tci che detiene il 7% di Atlantia.

Pochi la ritengono praticabile. C’è una procedura di revoca della concessione, che è l’asset sottostante del gestore, ancora formalmente aperta. E’ complicato immaginare che qualcuno decida di acquistarla con la spada di Damocle di un atto di governo che può azzerarne il valore.

La sospensiva

Le due opzioni sono vincolate all’atto con cui il Mit chiuderebbe la procedura di revoca

Entrambe le strade dovranno essere approvate dall’assemblea dei soci convocata per il 30 ottobre. Significa che c’è poco più di un mese. Un tempo non sufficiente per accertare il presunto grave inadempimento del gestore per il crollo del ponte Morandi, non ancora dimostrato da una sentenza della magistratura (prima di fine gennaio sarà difficile determinare il motivo per il quale è collassato il ponte). L’altro elemento che lascia aperti gli spiragli di un’intesa è di natura giuridica. Atlantia ha comunicato al mercato che le due opzioni sono soggette ad una condizione sospensiva: che il ministero dei Trasporti firmi l’atto con cui chiuderebbe la procedura di revoca. Il Mit l’ha formalmente vincolata al passaggio di Aspi a Cassa Depositi. Una formula che Atlantia contesta tanto da aver sollevato il tema alla Commissione Ue.

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