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Autostrade, scissione più vicina

Atlantia avvia il processo di separazione da Aspi. La prossima settimana, giovedì 3 settembre, si riunirà il consiglio di amministrazione straordinario della holding controllata da Edizione della famiglia Benetton. All’ordine del giorno l’uscita di Atlantia dal capitale di Aspi secondo un percorso che, come comunicato nelle scorse settimane, prevede una doppia opzione: vendita tramite una gara internazionale della quota dell’88% o scissione proporzionale della controllata autostradale. Il passaggio del dossier dal board straordinario di Atlantia implicherà dunque la convocazione dell’assemblea straordinaria della holding che dovrà apporre il sigillo alla scissione proporzionale di Aspi. L’assise, secondo quanto si apprende, sarà convocata a stretto giro per mettere un punto fermo a un dossier aperto oramai da troppo tempo.

L’avvio del progetto di scissione proporzionale va di pari passo con la complicata trattativa in corso con Cassa Depositi e Prestiti sul riassetto di Aspi su cui si sarebbero registrate aperture nell’ultima settimana. Le due le opzioni sul tavolo per valorizzare Aspi comunicate dal board nelle scorse settimane prevedono, nel dettaglio, due soluzioni: la vendita tramite un processo competitivo internazionale dell’intera quota dell’88% detenuta nell’asset, al quale in ogni caso potrà partecipare Cdp; o «la scissione parziale e proporzionale di una quota fino all’88% di Autostrade per l’Italia mediante creazione di un veicolo beneficiario da quotare in borsa, creando quindi una public company contendibile». Il board straordinario della prossima settimana procederà in tal senso dunque, e salvo colpi di scena improvvisi, andrà a fissare in modo concreto i passaggi assembleari che potranno realizzare la scissione proporzionale di Aspi da Atlantia. Si darà così il via a un processo idoneo «a giungere ad una separazione tra la società ed Autostrade per l’Italia, che diano certezza al mercato, sia in termini di tempi che di trasparenza» nonché a garantire «l’irrinunciabile tutela dei diritti di tutti gli investitori e stakeholders coinvolti», come comunicato dalla holding lo scorso 4 agosto. Uno scenario che evidentemente non esclude il coinvolgimento di Cdp con cui il tavolo negoziale resta aperto.

Cassa Depositi e Prestiti fin dall’inizio ha caldeggiato una operazione in più step che contemplasse un aumento di capitale capace di dotare Aspi di risorse sufficienti per procedere al piano di investimenti da 14,5 miliardi preannunciato. Se dunque Atlantia punta alla vendita tout court al miglior offerente dell’88% oppure la scissione di Aspi, Cdp resta ancorato al vecchio schema che prevede prima l’aumento di capitale, poi la vendita e quindi l’Ipo con scissione. Ciò non toglie che sul tavolo degli advisor c’è un ventaglio di ipotesi che possano conciliare i due schemi. Tra questi per esempio il collocamento post scissione di una quota della stessa Aspi direttamente a Cdp, una strada vagliata soprattutto nelle ultime settimane secondo alcune fonti. In entrambi gli schemi il comun denominatore resta l’uscita di Atlantia da Aspi, non a caso la holding in più occasioni ha voluto ribadire che intende individuare un percorso certo per la separazione di Aspi da Atlantia. E che le due strade scelte per realizzare tale separazione sono in linea con gli impegni assunti con il governo e sottoscritti da Atlantia con la comunicazione del 14 luglio scorso. Tanto più che il disegno che sarà sottoposto agli azionisti di Atlantia è anche il risultato di un pressing forte da parte dei soci di minoranza che hanno richiesto garanzie sulla trasparenza del percorso. D’altra parte per Atlantia potrebbe essere cruciale, in questa fase, chiudere almeno la trattativa con il Ministero delle Infrastrutture sul piano economico finanziario di Aspi e sull’atto aggiuntivo, passaggio chiave per fissare la valutazione dell’asset che rappresenta l’aspetto più delicato della trattativa.

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