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Autostrade, pressing sul premier. Si muovono anche i governatori

Milano – I nodi sono arrivati al pettine dopo mesi in cui il governo ha dovuto occuparsi di fronteggiare l’emergenza pandemia e il negoziato sulla concessione di Autostrade — seppur mai sopito — è passato inevitabilmente in secondo piano. Sullo sfondo aleggia il termine del 30 giugno, data in cui in teoria i soci di Autostrade potrebbero decidere di risolvere contrattualmente la Convenzione firmata nel 2007 con lo Stato perché nel mentre è intervenuto l’articolo 35 del Milleproroghe che ha cambiato i termini di quell’accordo riducendo a 7 miliardi l’indennizzo per estinzione anticipata. Dice Massimo Schintu, direttore generale di Aiscat, l’associazione di rappresentanza dei gestori autostradali, che «non c’è nessun ricatto ma ora palazzo Chigi deve decidere, deve prendere una linea». Sul destino di Autostrade e sull’eventualità di accordarle la garanzia di Stato — per un prestito da 1,25 miliardi — subordinata ad un decreto attuativo del ministero delle Finanze.

Anche i governatori chiedono che da Roma si acceleri. «Basta chiacchiere, la Liguria è stufa di aspettare e fare lo slalom tra cantieri. Basta proclami, basta ritardi: il progetto della Gronda è pronto, si firmi e si parta! Si ritirino le concessioni o si facciano fare gli investimenti!», scrive su Facebook il presidente della Liguria Giovanni Toti. «Il governo dia le concessioni autostradali «a chi vuole, ma qui in Emilia-Romagna ci sono miliardi di opere bloccate che potrebbero partire domattina. La questione va sbloccata», gli fa eco il governatore dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini. «Can che abbaia non morde. Il M5S ha parlato molto ma alla fine non ha fatto niente. Le concessione come sono impostate oggi sono una truffa. Io penso che vadano revocate e sottoposte a gara», attacca la leader di FdI Giorgia Meloni.

La capogruppo Atlantia, vista la melina al Tesoro sulla garanzia di Sace, ha deciso di stoppare tutti gli investimenti programmati, esclusi quelli sulla manutenzione ordinaria. Ritiene di doversi finanziare con l’ombrello dello Stato per la difficoltà di accedere al credito sul mercato perché il merito sulla sua capacità di rimborso è stato declassato a «spazzatura» dalle agenzie di rating. Sul tavolo di Palazzo Chigi c’è il dossier sulla concessione redatto dai tecnici del ministero delle Infrastrutture guidato da Paola De Micheli. Nonostante mesi di trattative le parti restano distanti sul regime tariffario da applicare da qui al 2038, scadenza della concessione. E Palazzo Chigi tiene ancora in mano la carta della revoca.

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