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Autostrade, ecco il piano che abbassa i pedaggi

MILANO — Il Piano economico e finanziario (Pef) di Autostrade per l’Italia per i prossimi 5 anni è stato approvato ieri dai consigli di amministrazione di Aspi e Atlantia e in serata inviato al ministero dei Trasporti. Era questo il primo importante tassello indispensabile per procedere lungo la tortuosa strada delineata dal governo lo scorso 14 luglio con l’obbiettivo di far subentrare la Cdp alla famiglia Benetton nella gestione delle autostrade italiane.
Il Pef in sostanza mette nero su bianco ciò che aveva chiesto il ministero nelle precedenti interlocuzioni, incluso un piano tariffario calmierato che deve rispondere alle direttive dell’authority dei Trasporti (Art) e che fissa nel 7,09% pre tasse il ritorno sul capitale massimo per i nuovi investimenti. «Tra gli obblighi del concessionario c’è l’applicazione del regime tariffario stabilito dall’Autorità per i Trasporti che stabilisce un incremento annuo massimo dell’1,75%, oneri Covid-19 inclusi », ha detto la ministra Paola De Micheli in un question time alla Camera. Ma le tariffe saranno ancora più basse perché Aspi si è impegnata a impiegare altri 1,5 miliardi nel quinquennio per calmierare i pedaggi che così potrebbero scendere di un 5% all’anno nei prossimi cinque anni.
Il piano con tariffe calmierate e maggiori investimenti (fino a 14,5 miliardi fino a fine concessione) e manutenzioni (7 miliardi) rischia però di essere meno attraente per i nuovi entranti, Cdp e fondi infrastrutturali. Il 7,09% scende intorno al 5% al netto delle tasse, un valore sicuramente dignitoso in tempi di costo del denaro tendente a zero ma lontano dai rendimenti a doppia cifra a cui il mercato e gli investitori si erano abituati negli ultimi anni. Un fatto che sembra non spaventare Fabrizio Palermo, ad di Cassa Depositi: «L’eventuale intervento di Cassa risponderebbe a una logica industriale e di mercato, nel pieno rispetto dello statuto e dei principi di sostenibilità economico-finanziaria dell’investimento, con una prospettiva di adeguata remunerazione del risparmio postale ».
Ora però arriva la parte più difficile, la trattativa tra Cdp e Aspi sul prezzo da assegnare alla società dei Benetton per l’aumento di capitale. Il nodo del prezzo è fondamentale soprattutto per gli azionisti di minoranza di Atlantia, i grandi fondi esteri che temono che la trattativa sia falsata dal fatto che il governo con la minaccia della revoca ancora sul tavolo tiene una pistola puntata alla testa dei Benetton. Dunque la Cdp dovrà fare molta attenzione, agendo attraverso gli advisor, a stabilire un prezzo di mercato che deve venire incontro alle istanze dei fondi già presenti nel capitale di Atlantia ma anche dei nuovi entranti che aspirano a pagare il meno possibile per alzare la redditività del loro investimento. Per evitare questa impasse il gestore del fondo TCI, Chris Hohn, ha proposto con una lettera al direttore generale del Tesoro di effettuare prima di tutto una scissione di Aspi da Atlantia in modo che sia il mercato a fare il suo prezzo con la Cdp che solo successivamente comprerebbe la sua quota. Ma questa possibilità non è stata recepita positivamente dalla Cdp e dal Tesoro i quali proseguono dritti sulla strada dell’aumento di capitale da effettuare prima della scissione, che potrebbe essere in parte riservato alla Cdp e in parte da effettuare sul mercato, cercando così di andare incontro alle diverse istanze.

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