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Autostrade, pedaggi più cari

ROMA — A mezzanotte di oggi scattano gli aumenti dei pedaggi autostradali: il via libera ai rincari sospesi a dicembre è stato dato dai decreti interministeriali firmati dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e dal ministero dell’Economia martedì sera.
Il costo del passaggio autostradale aumenterà in maniera variabile a seconda del concessionario autostradale: si va dallo 0,07% di aumento previsto per le tratte gestite da Autostrade per l’Italia al 3,8% dell’Autostrada tirrenica (Sat), con una media del 2,9% sui percorsi della Brescia-Verona-Vicenza-Padova, Satap A4 e Satap A21, Ativa e Milano-Serravalle.
Si tratta di quei collegamenti dove l’aumento delle tariffe sarebbe dovuto scattare già il 31 dicembre scorso, insieme agli incrementi di tutti gli altri percorsi autostradali. Ma l’adeguamento delle tariffe è regolato dalle norme e, come accade ormai da qualche anno, è funzionale ad assicurare «l’effettiva realizzazione degli investimenti posti a carico di ciascuna società concessionaria e a garantire il mantenimento della rete autostradale in condizioni di efficienza e sicurezza per gli utenti», come spiega il ministero dei Trasporti. Per cui il ministero «in via cautelativa» sospese, in tutto o in parte, quegli aumenti a dicembre per permettere agli organi preposti di fare una serie di verifiche: prima c’è stato un parere dell’organismo tecnico competente, il Nars, poi un intervento del Cipe e infine alcune integrazioni alle regole vigenti. Solo «all’esito positivo di questi approfondimenti sono stati autorizzati gli incrementi», sottolinea il viceministro per le Infrastrutture e i trasporti Mario Ciaccia. In alcuni casi, come per Autostrade che gestisce il 60% della rete, parte del rincaro era già avvenuto a dicembre, quando i pedaggi erano saliti del 3,47%. La parte rimanente che scatta ora (0,07%, da applicare alla vecchia tariffa) è appunto quella che non era stata autorizzata.
Ma quanto peseranno i rincari sugli automobilisti? La variazione «avrà effetto su un numero esiguo di tratte in virtù del meccanismo di arrotondamento per eccesso o per difetto ai 10 centesimi», assicurano dal ministero. Significa, semplificando, che se il pedaggio dovesse passare da un euro a 1,03, l’aumento non si verificherebbe, perché la cifra verrebbe arrotondata per difetto. Se invece il rincaro dovesse prevedere un passaggio da un euro a 1,07, l’automobilista pagherebbe un euro e dieci centesimi invece di un euro.
Ma secondo Coldiretti l’aumento non è così innocuo, perché potrebbe portare a una valanga rincari sui cibi che portiamo in tavola: «L’aumento delle tariffe autostradali pesa in un Paese come l’Italia dove l’86% del trasporto commerciale avviene su gomma», sostiene l’associazione che ricorda che il costo dei trasporti incide in maniera «rilevante» sui prodotti agricoli e alimentari, con «ogni pasto consumato dagli italiani che si stima deve percorrere duemila chilometri prima di giungere in tavola». Protesta anche l’associazione degli autotrasportatori Fita-Cna: «Il viceministro Caccia ha compiuto un vero e proprio blitz a favore dei soliti pochi noti concessionari, a danno dell’utenza autostradale e dei trasportatori».

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