Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Autostrade, i nuovi soci dopo fine anno

Fondi esteri all’attacco con esposti indirizzati alla Commissione Ue per un’operazione di cambio di controllo nel gestore che percepiscono poco trasparente e tale da comportare il rischio di una svalutazione a bilancio rispetto al prezzo di carico con cui hanno acquisito quote di Autostrade (Allianz, il fondo Dif, i cinesi di Silk Road) o di Atlantia (il fondo Tci, il fondo sovrano di Singapore Gic, Lazard, BlackRock e Hsbc) che detiene l’88% del gestore. Partecipazione in via di diluizione secondo gli accordi firmati la notte del 14 luglio a Palazzo Chigi ma di cui non è chiara la valutazione complessiva appesa al piano tariffario sottostante, ancora in via di definizione e appena inviato dal gestore al ministero dei Trasporti. Un piano per i prossimi cinque anni (dei 18 rimasti nell’orizzonte della concessione) che recepisce un importante taglio alle tariffe col modello price cap fissato all’1,75% (significa che le tariffe non potranno crescere all’anno oltre questo tetto qualunque sia l’ammontare degli investimenti sostenuti e il tasso d’inflazione). Un piano che deve passare anche al vaglio del Tesoro, del Cipe, dell’Authority dei Trasporti e della Corte dei Conti prima di procedere alla stesura dell’atto aggiuntivo alla Convenzione che regola i rapporti tra Autostrade e lo Stato.

E’ un ginepraio su cui dovranno confrontarsi advisor internazionali indipendenti — è la richiesta esplicita del fondo Tci fatta recapitare al Tesoro — sulla valutazione di Autostrade ora che è cambiato il cronoprogramma. Perché Cassa Depositi nella lettera inviata venerdì scorso ad Atlantia, ritiene necessario costruire una scissione immediata di Aspi dalla holding controllata dai Benetton con contestuale quotazione in Borsa in modo che l’aumento di capitale riservato destinato alla Cassa (per il 33% di Autostrade) sia sottoposta ad una valutazione di mercato. In modo che anche il 22% riservato a soci graditi a Cdp (di cui si ipotizza l’interesse di alcune casse previdenziali, gruppi assicurativi come Poste Vita o investitori esteri come Macquaire, Blackstone e i fondi sovrani di Kuwait e Qatar) sia determinato da un processo di immissione sul mercato di azioni di nuova emissione la cui quota risultante, cioè il 55%, sarà probabilmente legata da un patto parasociale. anche se non è escluso che Atlantia possa vendere l’intera partecipazione dell’88% se la valutazione sarà congrua. Logica «market unit» della Cassa, che gestisce la raccolta postale degli italiani, coerente con lo statuto dell’ente parapubblico, ma il diavolo è nel dettaglio e suscita parecchi grattacapi che complicano la firma del memorandum— ora al vaglio della holding controllata dai Benetton — previsto comunque entro il 3 agosto, quando sarà inaugurato il nuovo ponte di Genova. E il dettaglio è nei tempi. Fonti parlano di sei mesi per un’Ipo di questa portata. Però occorre un quadro regolatorio chiaro. Perciò l’aumento di capitale di Cdp — che originariamente era previsto entro fine ottobre — nei fatti slitterà ad inizio 2021. Una ricapitalizzazione di almeno 3-3,5 miliardi.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa