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Autostrade, l’offerta dello Stato. Ma i fondi vogliono pagare meno

Un percorso a tappe per l’acquisizione della quota di controllo di Autostrade. Una road map che stabilisce la tempistica degli impegni che Cassa Depositi, i fondi esteri in qualità di acquirenti e Atlantia, in qualità di venditrice, prenderanno. Serviranno un paio di mesi di due diligence per il cambio di controllo del gestore. Cassa Depositi — come capofila della cordata che prevede anche i fondi esteri Blackstone e Macquarie — ha presentato ieri in serata una proposta non vincolante per l’88% di Autostrade detenuta dalla holding Atlantia, riconducibile per il 30% alla famiglia Benetton. Ma non c’è ancora una valutazione puntuale dell’asset che si propone di comprare. Ci sarebbe dicono fonti, una forchetta di prezzo che valuta quella quota tra i 7 e gli 8 miliardi, per una valorizzazione del gestore compresa tra gli 8,5 e i 9,5 miliardi. Non un euro di più della proposta già giudicata irricevibile dal board di Atlantia appena sei giorni fa che torna a riunirsi oggi per valutarla. L’offerta prevederebbe poi una diluizione successiva dei soci per circa il 10% destinato ad investitori italiani. Fonti Cinque Stelle fanno sapere che avrebbero preclusioni ad un ingresso nel veicolo di concessionari come Gavio e Toto. Gli offerenti sanno che pagando meno massimizzano il rendimento sul capitale che investono da qui ai prossimi anni. E prima rientrano dalla spesa considerando i flussi di cassa, automatici perché derivanti dai passaggi al casello di automobilisti e autotrasportatori. La volontà di non ritoccare al rialzo l’offerta sarebbe stata la precondizione dei fondi esteri per non lasciare il tavolo. Non si può offrire di più, è il ragionamento, se non è chiara la prospettiva tariffaria da qui al 2038, scadenza della concessione, visto che il piano economico-finanziario di Aspi è ancora in stand-by appeso all’interlocuzione tra il ministero dei Trasporti e il gestore.

La società concessionaria, che ieri ha tenuto un board proprio sul tema, avrebbe dato la disponibilità a ragionare su una rivisitazione del Pef presentato a luglio, dopo i rilievi mossi dall’Authority dei Trasporti, a patto di firmare a stretto giro un’intesa tombale. Cioè senza ulteriori scostamenti che potrebbero derivare dalle valutazioni successive di Cipe e Corte dei Conti.

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