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Autostrade, ecco l’offerta Cdp Al vaglio di Atlantia dopo Pasqua

Nella tarda serata di ieri il consiglio di amministrazione di Cdp ha messo il sigillo all’offerta per l’88% di Autostrade per l’Italia in cordata con Macquarie e Blackstone che avevano “licenziato” la proposta nelle ore precedenti. L’intesa, a parere dei possibili acquirenti, è significativamente migliorativa rispetto a quella dello scorso febbraio e andrebbe incontro alle richieste promosse dalla holding.

Ora il dossier arriverà sul tavolo del board di Atlantia che ogni probabilità verrà convocato per un primo esame dell’accordo a valle della pausa pasquale, una prima ipotesi potrebbe essere la data del 7 aprile. Il consiglio era inizialmente programmato per oggi ma non essendoci i tempi tecnici per analizzare le carte si è deciso di farlo slittare. In ogni caso non è detto che la prossima riunione possa essere quella decisiva. Più plausibile che sia una tappa intermedia verso il summit chiamato infine a convocare l’assise che, come richiesto dal socio forte Edizione, dovrà poi concretamente votare l’offerta.

I termini sono quelli già emersi nei giorni scorsi. Ossia si ruota attorno a una valutazione dell’asset di circa 9,1 miliardi di euro. Al prezzo finale concorreranno poi due distinte voci: una legata ai potenziali rimborsi Covid e la seconda ai possibili indennizzi per i danni indiretti che potrebbero emergere dalla tragedia del Ponte Morandi. Nel primo caso, l’offerta prevede di applicare i medesimi ristori contenuti nel precedente decreto, quello relativo alle dinamiche 2020 ed emanato per la prima volta a valle del pesante lockdown che, complice la pandemia, aveva di fatto quasi azzerato il traffico autostradale. Allo stato tuttavia non c’è alcuna previsione normativa in proposito e sulla carta dunque l’earn out è una voce altamente aleatoria. Anche se in merito entrambe le parti, acquirenti e venditori, sarebbero stati rassicurati dall’esecutivo. Per ora, in ogni caso, il governo si è mosso solo a favore degli aeroporti e non dei concessionari.

Per la holding sarà quindi cruciale analizzare nel dettaglio questo aspetto della proposta. Passaggio che il consorzio guidato da Cdp avrebbe quantificato, sulla base delle “regole” precedenti, attorno ai 400 milioni.

Secondo elemento determinate, al di là della valutazione, è il tema indennizzi. Nella precedente proposta si era ragionato attorno a una cifra di 700 milioni. Ora il valore sarebbe stato rivisto intorno a 800 milioni. Ma quel che più preme, anche in questo caso, sono le modalità con cui verranno attivate le garanzie. Atlantia, infatti, lo scorso febbraio aveva messo nel mirino anche l’impianto contrattuale, oltre alla valorizzazione distante dalle perizie formulate dai quattro consulenti incaricati e compresa tra i 10,5 e gli 11,5 miliardi.

In ragione di tutto ciò l’esame della proposta dovrà per forza di cose essere approfondito. Anche perché, visto l’esito dell’assemblea di lunedì 29 marzo che ha votato contro la proroga del progetto di scissione, è venuta a mancare, per il momento, un’opzione alternativa alla vendita a Cdp.

Quest’ultima proposta, sottolineano peraltro alcune fonti, potrebbe non essere seguita da altre nel caso in cui non ricevesse il favore di cda e soci. Il consorzio, che pure si è presentato compatto all’appuntamento, difficilmente potrebbe restare in piedi se venisse respinto l’accordo. Insomma, in un senso o nell’altro potremmo essere davanti a una svolta. L’auspicio di Cdp e dei partner è che il nuovo schema venga accolto positivamente così da poter procedere con il riassetto e dar vita all’imponente piano di investimenti programmato da Aspi. A tal proposito, è necessario che venga sbloccato il piano economico finanziario di Autostrade per l’Italia. Il pef dopo aver ricevuto un sostanziale via libero politico lo scorso novembre è ancora fermo ai ministeri competenti, ministero dell’Economia e delle Finanze e ministero delle Infrastrutture. Il pef è cruciale non solo nell’ottica di concludere l’operazione di riassetto di Aspi, della quale ormai si discute da tempo, ma anche per dar corso agli investimenti necessari a rilanciare la rete autostradale del paese. «In questi mesi abbiamo lavorato, dando evidenza del piano industriale, che non è fatto solo per il 2021 ma con una previsione di spesa chiaramente definita da qui al 2024», ha spiegato nei giorni scorsi l’amministratore delegato Tomasi. Un piano che pone al centro l’innovazione digitale e la mobilità sostenibile e che solo per quest’anno prevede la realizzazione di investimenti per 650 milioni di euro in attività di manutenzione. In generale i numeri del piano parlano di una spesa di 21,5 miliardi da qui al 2038, con 14,5 miliardi di investimenti e 7 miliardi per interventi di manutenzione. «La maggior parte di questi investimenti è concentrata nei prossimi 10 anni», ha precisato l’amministratore delegato di Aspi.

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