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Autostrade, le tappe dell’intesa. Così finirà il controllo Benetton

Un cronoprogramma serrato per portare lo Stato al controllo di Autostrade. Un primo passaggio giovedì prossimo. La società invierà al ministero dei Trasporti il nuovo piano economico-finanziario perché il dicastero guidato da Paola De Micheli lo convalidi. Si tratta del documento con cui il gestore chiarisce l’entità degli investimenti e delle manutenzioni e il conto al casello per gli utenti da qui al 2025.

Le tariffe
Sembra una formalità, ma non lo è. Perché negli accordi della notte di martedì a Palazzo Chigi la società si è impegnata ad accettare il nuovo modello dell’Authority dei Trasporti che abbassa di 3 punti il rendimento sul capitale investito. «Un modello — dice De Micheli — che sarà valido anche per le altre concessioni». Significa un taglio alle tariffe del 5% nei primi cinque anni che però dovrà essere compensato negli ultimi anni della concessione da un aumento progressivo altrimenti non verrebbero garantiti i 14,5 miliardi di investimento promessi.

L’aumento
Dal via libera al nuovo piano si costruirà l’operazione finanziaria successiva. Che prevede un aumento di capitale sottoscritto da Cassa Depositi per diluire Atlantia al 37% per una cifra tra i 3,5 e 4 miliardi. E la vendita diretta di una quota del 22% ad investitori graditi alla stessa Cassa, tra cui il fondo F2i che convoglierebbe attorno a sé Poste Vita e alcune casse previdenziali. Tutti attendono la presentazione del piano per capire quanto valutare la società e l’entità dell’investimento. I Benetton scenderanno così all’11% — visto che detengono solo il 30% di Atlantia — al termine di questo processo che verrà intrapreso entro fine luglio con la firma di un memorandum e si completerà «auspicabilmente entro fine settembre». Una pura partecipazione finanziaria che non sono tenuti a vendere. In una seconda fase, che si concluderà nel 2021, Autostrade verrà scissa da Atlantia e sarà quotata in Borsa.

I nodi
Sul tavolo però ci sono due nodi: la riduzione del rendimento sul capitale investito con tariffe in contrazione scoraggia qualche investitore. Molti osservano la necessità di sterilizzare l’articolo 35 del Milleproroghe che norma la revoca e riduce l’indennizzo per estinzione anticipata. Tiene banco tra i commenti politici il nodo della valutazione della società. Con il rischio del conto a carico dello Stato percepito come regalo indiretto ai Benetton. Per questo prende corpo una conversione in equity da parte della Cassa dei 2 miliardi di prestiti erogati ad Autostrade. Per il presidente della Camera, Roberto Fico, l’accordo firmato martedì «è il segnale di uno Stato forte che riprende un’infrastruttura strategica».

Il valore
Il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, rileva che «è difficile pensare di mettere a rischio il capitale di risparmio degli italiani: basta guardare l’ebitda di Aspi degli ultimi dieci anni». Che è stato pari al 30% sui ricavi. Un valore alto, però con un regime tariffario diverso. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, dice che avrebbe «preferito che si comprasse Atlantia». De Micheli chiosa tendendo la mano ai Benetton: «Credo che abbiano accettato perché esistono anche per loro dei valori più importanti di quello economico». Mentre la Lega non ci sta. Ha presentato una mozione al Senato: «Non vogliamo che sia un regalo ai Benetton», dice Matteo Salvini. Ma nell’accordo c’è il divieto ai dividendi ai soci di Atlantia per i primi due anni.

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