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Autostrade, la mossa spagnola Acs: compriamo, 10 miliardi

Ipotesi ribaltone sul riassetto di Autostrade. Nella mattinata di ieri il gruppo di costruzioni spagnolo Acs ha manifestato l’interesse ad acquisire la totalità del capitale di Autostrade valutando il gestore circa 10 miliardi, secondo quanto rivelato dall’edizione online del Financial Times. A supporto c’è una lettera con cui il gruppo guidato da Florentino Pérez, presidente del Real Madrid, ha esplicitato l’intenzione di acquisire la società concessionaria da Atlantia, che ne detiene l’88% del capitale, di cui è già socia in joint-venture paritetica (con i tedeschi di Hochtief) in Abertis, il principale gestore autostradale spagnola. La missiva è stata oggetto di valutazione ieri da parte del board di Atlantia, riunitosi a titolo informativo per vagliare l’offerta da 9,1 miliardi di euro al netto del debito del consorzio guidato da Cassa depositi con i fondi esteri Blackstone e Macquarie. E ovviamente imporrà un’attenta valutazione da parte dei soci di Atlantia, ma anche di Autostrade, tra cui il fondo cinese governativo Silk Road ed Allianz-Edf che potrebbero esercitare i diritti di co-vendita dall’offerta guidata da Cassa depositi incorporando però un’inevitabile minusvalenza a bilancio essendo entrati nel capitale del gestore prima del crollo del ponte Morandi con una valutazione che all’epoca toccava i 13,5 miliardi.

D’altronde Acs promette di diventare molto liquida perché ha appena venduto le attività energetiche per 4,9 miliardi ai francesi di Vinci e quindi ha un gruzzoletto che può dirottare altrove. Persino — ieri filtrava da alcune fonti — a conferire Abertis nell’operazione in un ipotetico scambio carta contro carta che però lascerebbe i soci di Atlantia a monte della catena di controllo. È gestita da uno degli uomini più ricchi di Spagna che così spera di aggiungere Autostrade alla sua rete di strade a pedaggio. Ma nella lettera c’è l’inevitabile apertura a Cassa depositi che sta trattando, per conto del governo e del suo azionista di controllo, cioè il Tesoro, l’acquisizione del gestore ritenendolo un asset strategico per il Paese per gli investimenti di ammodernamento sulla rete (vedi il capitolo manutenzioni) e visto l’orizzonte della concessione, con scadenza 2038. Che determina flussi di cassa attesi e programmabili pur con un piano tariffario che porta il rendimento sul capitale investito dal 10% fino ad ora al 7,09% del modello concepito dall’Authority dei Trasporti incorporato nel piano economico-finanziario approvato dai due ministeri vigilanti (Mit e Mef) e ora atteso al via libera del Cipe e alla registrazione della Corte dei Conti.

L’ipotesi di offerta da parte di Acs, considerata migliorativa nella parte alta della forchetta, scatena il fondo Tci, azionista di Atlantia, che chiede al board di valutarla in maniera indipendente perché il costruttore spagnolo «sembra disposto a offrire un prezzo più alto di Cdp per Aspi e sono chiaramente un partner industriale superiore rispetto a Blackstone e Macquarie». Si tratta dello stesso fondo che ha votato a favore del progetto di scissione — alternativo alla vendita della quota diretta a Cassa depositi e ai fondi — bocciato dall’ultima assemblea dei soci di Atlantia per i voti contrari di Edizione, la holding dei Benetton, e di fondazione Crt, pivot dell’operazione di riassetto con Cdp anche nel capitale dell’istituto guidato da Fabrizio Palermo. L’interesse spagnolo finirà per allungare i tempi della vendita. Con buona pace del ministro dei Trasporti Enrico Giovannini che ha dichiarato di sperare che la questione venga presto risolta per consentire all’azienda di concentrarsi sugli investimenti. Brindano invece gli azionisti di Atlantia: il titolo ieri ha guadagnato il 3,1%.

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