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Autostrade, intesa Atlantia-Cdp. La Borsa ora crede alla vendita

Ancora quattro giorni per capire se Autostrade per l’Italia si appresta ad avere un socio di riferimento di natura pubblica come Cassa Depositi. Entro domenica Atlantia, la holding controllata al 30% dalla famiglia Benetton, si aspetta un’offerta vincolante per l’88% del gestore (cioé la quota di sua pertinenza, il restante 12% è in mano ad Allianz, Edf e il fondo cinese Silk Road). Cassa Depositi dovrebbe convogliare attorno a sé una cordata di investitori in cui figurano anche il colosso Usa Blackstone e il fondo infrastrutturale australiano Macquarie per rilevare l’intera partecipazione. Non è detto che l’offerta si palesi anche se il mercato sembra crederci visto che il titolo ha archiviato la seduta di ieri guadagnando il 9,16%. Fonti Cdp rilevano tutta la loro cautela per un’operazione da 10 miliardi con molte incognite. Un’operazione che dovrà essere avallata dal consiglio di amministrazione che sarebbe stato convocato per lunedì, ma non è escluso che nel week end possa esserci un board informativo per dissipare i dubbi di parte del mondo delle fondazioni bancarie, socie al 16% di Cdp, che auspicherebbero un maggiore coinvolgimento di fondi istituzionali italiani. Il rischio è che venga premiato, osservano altre fonti, un approccio maggiormente speculativo da parte di colossi del risparmio gestito non di natura tricolore, con grandi capitali e la necessità di lauti dividendi sul breve-medio termine. Si vedrà. Certa è la moral suasion del Tesoro, azionista di controllo di Cdp, che vuole chiudere questa partita con l’avallo di Palazzo Chigi. La disponibilità di Atlantia all’uscita del capitale è manifesta da tempo. Il nodo è sempre sul prezzo. Alcuni fondi esteri soci di Atlantia valutano Autostrade in una forchetta tra i 10 e gli 11 miliardi. Se venissero superate le due condizioni ostative: la firma dell’atto transattivo da parte del governo che chiude la procedura di revoca e l’approvazione da parte del ministero dei Trasporti al piano economico-finanziario del gestore (il documento che esplica la dinamica delle tariffe e l’ammontare degli investimenti) appena valutato positivamente dall’Authority dei Trasporti. Si profila un possibile investimento della Cassa per 2 miliardi che potrebbe corrispondere al 33% del gestore, come immaginato inizialmente. Ci sarebbe un’importante sforbiciata alla valutazione di luglio determinata dal possibile sconto manleva applicato all’operazione, Cioè i nuovi soci comprerebbero ad un prezzo più basso incorporando il rischio di dover corrispondere i danni ai risarcimenti civilistici eventualmente richiesti dalle parti offese dal crollo del ponte Morandi (il Comune di Genova avrebbe fatto una richiesta di 1,5 miliardi di danni, ma Atlantia nell’accordo aveva già promesso compensazioni per sistema Genova per una cifra di analogo importo). Se arrivasse un’offerta ci si aspetta una forbice nella valutazione del gestore e si aprirebbe una fase di due diligence di due mesi che bloccherebbe il processo di scissione del veicolo e successiva quotazione in Borsa di Autostrade come immaginato dal board di Atlantia atteso alla valutazione dell’assemblea dei soci il 30 ottobre. Se l’offerta arrivasse entro domenica si potrebbe congelare la procedura come da regolamento Consob. C’è anche il nodo del debito di Aspi. Atlantia ha garanzie su quel debito per 4,5 miliardi. Andrebbero eliminate.

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