Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Autostrade, i fondi esteri contro il governo italiano “Non investiremo più da voi”

MILANO — Gli investitori istituzionali si oppongono duramente all’accordo raggiunto tra governo e Atlantia sul futuro di Autostrade. A esporsi in prima persona, con una lettera datata 20 luglio, è Christopher Hohn, uno dei più noti e influenti gestori anglosassoni che attraverso il fondo inglese TCI gestisce circa 35 miliardi di dollari di investimenti.
Una parte di questi soldi li ha investiti tre anni fa in Atlantia raggiungendo una quota del 6% e ora non ci sta a vedere i Benetton messi all’angolo e con la pistola puntata alla testa costretti ad accettare di uscire da Aspi. Soprattutto senza un prezzo “fair” che soddisfi tutti gli azionisti. Così Hohn nei giorni scorsi ha scritto al direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera descrivendo con parole molto dure l’operazione che è uscita dal Consiglio dei ministri notturno del 14 luglio. «Atlantia è stata costretta a scegliere tra la vendita della partecipazione di Aspi a Cdp o la revoca illegittima della concessione, che avrebbe avuto come conseguenza la necessità di affrontare contenziosi lunghi e incerti per contestare il provvedimento », scrive il numero uno del TCI Fund. Citando anche le parole del ministro degli esteri Di Maio, il quale afferma che la concessione potrebbe ancora essere revocata nel caso in cui Atlantia non concordasse con tutti i termini e le condizioni dell’accordo imposto dal governo. Insomma l’operato del governo Conte, prima con l’articolo 35 del Milleproroghe e poi con la minaccia di revoca, secondo TCI sarebbe contrario alla legge, sia italiana che europea. «Tale procedura è in palese contrasto con i principi della Costituzione e del diritto della Ue scrive ancora Hohn nella sua missiva – . Essa non solo viola i principi di certezza del diritto, legittimo affidamento e proporzionalità, ma rappresenterebbe anche un’illegittima espropriazione di fatto della suddetta partecipazione, il che comporterebbe un drastico deterioramento del capitale degli investitori stranieri».
Come si fa a uscire dall’impasse? Il nodo è il prezzo a cui la Cdp dovrebbe entrare nel capitale di Aspi, praticamente impossibile da trovare in queste condizioni, tanto è vero che non è stato ancora determinato. Cdp, essendo controllata dal Tesoro, è infatti in pieno conflitto di interesse e i vertici di Atlantia, sotto schiaffo, non possono negoziare un prezzo equo. Dunque Hohn propone ben due soluzioni. La prima sarebbe quella di nominare un advisor indipendente e internazionale, non legato ad Atlantia o al governo, che raccolga in maniera trasparente le offerte di tutti quegli investitori che sarebbero disposti a comprare la maggioranza di Aspi. La Cdp, poi, potrebbe acquistare le azioni al prezzo determinato da questa sorta di asta. Oppure, e questo è l’oggetto di una seconda lettera che Hohn farà arrivare oggi a Rivera, «si proceda subito con lo spin off di Aspi a tutti gli azionisti di Atlantia, così il prezzo lo determinerà il mercato e solo dopo Cdp potrà lanciare la sua Opa sul quantitativo di azioni che desidera acquistare». In questo modo il processo sarebbe trasparente, il prezzo “fair” e non distruttivo di valore.
In pratica il governo italiano e la Cdp dovrebbero abbandonare l’idea dell’aumento di capitale – di cui la società, secondo i fondi, non ha alcun bisogno – e cambiare procedura in modo da rispettare i diritti del 70% dei soci di Atlantia.
Se non lo fa cosa rischia? TCI ha già presentato un ricorso formale alla Commissione europea contestando il testo del Milleproroghe e gli uffici hanno già risposto che stanno investigando sul caso. Ma il danno più grosso riguarda la credibilità internazionale dell’Italia, proprio nei giorni in cui ha ottenuto i soldi del Recovery Fund. «Il governo italiano deve agire in maniera trasparente nel fissare il prezzo di Aspi – dice Jonathan Amouyal, partner di TCI – il mondo sta guardando. Noi e altri investitori non metteremo più soldi in Italia se la fiducia dei mercati nell’ordinamento giuridico italiano non verrà ristabilita».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa